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Carissime/i,

 
stamattina si è tenuta alla Camera dei Deputati la conferenza stampa di IDEA per presentare le nostre iniziative territoriali con il presidente Gaetano Quagliariello insieme a Stefano Casali (consigliere regionale Veneto), Mauro Di Dalmazio (consigliere regionale Abruzzo), Daniela Nugnes (già assessore regionale Campania), Daniele Sabatini (consigliere regionale Lazio) e Domi Lanzilotta (già consigliere regionale Puglia).
 
Vi segnaliamo, come avrete già notato sui nostri canali social, l’intervista a Quagliariello pubblicata su Huffington Post a margine della conferenza stampa: http://www.movimentoidea.it/news/intervista-quagliariello-huff-post-controesodo-verso-cdx .
 
Abbiamo inoltre pubblicato sulla pagina facebook l’album fotografico dell’incontro di oggi alla Camera dei Deputati: https://www.facebook.com/pg/movimentoidea/photos/?tab=album&album_id=1343682379085026 .
 
Vi invitiamo a condividere queste iniziative anche sui social e a partecipare alle assemblee politico-programmatiche organizzate per il Nord (a Verona), Centro (a Latina) e Sud (a Bari), come da locandina allegata!
 
Buona giornata!

 

Verona PRESENTI!

 

IDEA POPOLO e LIBERTA’, nuovo soggetto politico nazionale, nato dall’unificazione dei movimento Idea e Popolari Liberali (fra i fondatori i sen. Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi, l’On.le Eugenia Roccella), nella corsa elettorale per l’elezione del Sindaco di Piacenza ha sostenuto il prof. Massimo Trespidi, condividendone le idee programmatiche e la storia politica di moderato del centrodestra. Le idee e le identità, per essere credibili, devono poi trovare testimonianza in scelte coerenti.

Ormai da troppo tempo governata da una coalizione di sinistra, divenuta asfittica e paralizzata da un immobilismo senza visioni prospettiche stimolanti, la nostra città ha bisogno di un governo dinamico, attento al cambiamento della società sia sul piano dei rapporti strutturali che personali, offrendo ai piacentini garanzia di sicurezza, di risposte efficaci e chiare anche per le più piccole cose, ma che servono a rendere più sereno e piacevole il ” vivere la città”, a cominciare dal suo decoro. Al centro l’attenzione per la famiglia, e Partizia Barbieri ha anch’essa sottoscritto il “Manifesto per la Famiglia” per noi punto di riferimento primario.

 

Per coerente senso di responsabilità, Idea Popolo e Libertà, a Piacenza il 25 Giugno, invita perciò a scegliere la strada della discontinuità. Ritiene quindi di esprimere apertamente il proprio sostegno a Patrizia Barbieri, alla quale riconosce, come ha dimostrato in campagna elettorale, una precisa conoscenza dei problemi del nostro territorio, una notevole capacità di cogliere la loro interdipendenza ed una chiara visione di prospettiva.

 

 

Renzi va avanti: zero aperture alla sinistra, zero dibattito sui suoi fallimenti

di
 | 19 Febbraio 2017
partito democratico

Renzi va avanti con il suo stile di sempre, quello dell’audacia, che è altra cosa dal coraggio, perché è dissociata dal senso di responsabilità (a cui lo ha severamente, ma inutilmente, richiamato Cuperlo). Un giocatore di poker, deciso a considerare la scissione come un bluff da andare a vedere, e non come una frattura che in realtà si è già consumata nel suo elettorato, e ora investe anche il gruppo dirigente. Perché il punto cruciale non è il “gioco di potere” denunciato da qualche opinionista sdraiato sull’amaca, ma esattamente il contrario: l’allontanamento di elettori e iscritti dal partito renziano, la delusione di fronte a tante aspettative suscitate all’inizio, la bruciante serie di sconfitte di cui anche in questa assemblea non si è parlato.

Il dibattito, hanno detto in molti, è stato alto. Forse, ma ancora una volta si è esorcizzato il fantasma che Renzi teme più di tutti, l’analisi dei suoi fallimenti, di un progetto politico che si è rivelato evanescente e di un metodo di governo che si è rivelato inconcludente. Le idee di Renzi, non sbagliate, erano sostanzialmente due. La prima: erodere consensi al centro, e magari anche a destra; ma da quell’area non è venuto nemmeno un voto. Il leader toscano non è stato “riconosciuto” dal popolo di centrodestra, che lo ha osservato con attenzione e all’inizio anche con simpatia, ma alla fine lo ha giudicato un corpo estraneo. La seconda: tuffarsi nel cosiddetto populismo, utilizzando i temi anticasta; ma anche qui, risultati zero. Come giustamente gli ha fatto notare D’Alema durante la campagna referendaria, non c’è appartenenza alla “casta” più piena ed evidente di chi è al governo, e ha il potere. Il risultato di questo tentativo di scimmiottare i grillini è servito soltanto a regalare spazio e vittorie ai 5 stelle, avvalorando i loro argomenti.

L’Italia non esce dalla crisi, ha un contenzioso aperto con l’Europa, il debito pubblico è salito e le tasse non sono scese, gli sbarchi dei migranti aumentano, la politica estera ha puntato sui perdenti, le riforme sono state bocciate dalla Consulta, dagli elettori o dalla magistratura. Di questo, però, l’assemblea del Partito Democratico non ha parlato, facendo alla fine un grande favore al segretario. Tutta l’attenzione è puntata su scissione-sì, scissione-no, su un dramma interno che si trascina da tempo e ha avuto un’accelerazione con la prospettiva del tana-libera-tutti del proporzionale. Renzi è stato come sempre liquidatorio, a lui serve andare velocemente al congresso e alle elezioni per evitare un bilancio serio della sua gestione del paese e del partito, e garantirsi la sopravvivenza. L’accorato appello di Franceschini non ha offerto reali appigli alla sinistra, e affermare che dopo la scissione sarà più difficile allearsi è un’arma spuntata: scissioni e contrapposizioni non hanno mai impedito alleanze successive, quando sul tavolo c’è la possibilità di vincere o governare.

La sinistra nei fatti è già fuori: il partito costruito da Renzi, con il nuovo statuto, non solo non è contendibile (e quindi chi volesse sfidare il segretario dimissionario al congresso andrebbe incontro a una bruciante sconfitta) ma è clamorosamente ostile ai “diversi” della minoranza. Si è visto anche oggi, mentre un pacatissimo Epifani parlava davanti a una platea che Orfini faticava a tenere buona, e in cui l’astio e l’insofferenza erano evidenti. La palla passa ora alla minoranza, e soprattutto a Emiliano, l’uomo più preoccupante per Renzi, su cui si sono esercitate pressioni per staccarlo da Bersani &co. Emiliano ha potenzialità e caratteristiche che il segretario capisce bene e teme. Non appartiene alla vecchia dirigenza postcomunista, non è etichettabile, spariglia i giochi, e in più è un difensore della legalità (applauditissimo ieri il suo passaggio sulla lotta alla mafia) e ha doti naturali di leader. Si vedrà presto. Intanto Padoan aspetta con tremore la sentenza europea, e Gentiloni quella sulla durata del suo governo.

Ultimora.Emiliano sa sparigliare, avevamo detto. E infatti subito ha spiazzato l’assemblea, intervenendo e gettando nuovamente la palla nel campo renziarno: noi (minoranza) siamo disposti a un passo indietro, non vogliamo la scissione, ma tu, caro Renzi, che garanzie ci dai? Assicuraci che il congresso sia effettivamente aperto a una dialettica vera, assicuraci condizioni di parità, insomma fai in modo che  la competizione per la segreteria sia autentica, e noi restiamo. A questo punto tocca a Renzi rispondere, assumendosi la responsabilità di una eventuale rottura, oppure quella (per lui forse più fastidiosa) di lasciare che Emiliano scorrazzi nel partito liberamente aggregando consensi in vista del congresso. 

Ma Renzi sceglie di non rispondere, facendo cadere la possibile mediazione della conferenza programmatica e lasciando in silenzio il Parco dei Principi, dopo aver dato le dimissioni. Orfini quindi ha chiuso l’assemblea dichiarando che è ufficialmente indetto il congresso. Poco dopo è uscita una nota congiunta di Rossi, Emiliano e Speranza: «Anche oggi c’è stato da parte nostra un ennesimo generoso tentativo unitario. È purtroppo 

caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un’assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima».

idea-logo

Finalmente si vede una luce ……….

ELEZIONI E SOCIETA’ Oltre la politica della rabbia –

ELEZIONI E SOCIETA’ Oltre la politica della rabbia

rabbiaQuesta non è politica come al solito. Le elezioni presidenziali americane, il voto per la Brexit e la crescita dell’estremismo nella politica dell’Occidente sono segnali di qualcosa di più grande, e prima lo realizziamo, meglio è. Quello a cui stiamo assistendo è la nascita di una nuova politica della rabbia. Potenzialmente molto pericolosa.Nessuna civiltà dura per sempre. Il primo segnale della sua disgregazione è il fatto che la gente smetta di avere fiducia nella classe dirigente. Quando si ritiene che essa abbia fallito il tentativo di risolvere i principali problemi della nazione. Quando essa è percepita come intenta a beneficiare se stessa invece che l’intera popolazione. Quando i suoi leader rimangono distanti e circondati da persone come loro. Smettono di ascoltare le voci della base. Sottovalutano la profondità e l’ampiezza della rabbia popolare. Questo è successo a Washington e a Westminster. La classe di governo non è stata capace di vedere il colpo arrivare. Così lo status quo è stato sconfitto dal candidato del partito della rabbia, per quanto incoerenti le sue politiche siano.In questo si nasconde il pericolo che la rabbia sia un umore, non una strategia e che possa rendere le cose ancora peggiori, al posto che migliorarle. La rabbia non risolve mai i problemi, li infiamma solamente. Il grave rischio alla fine del percorso, come in tutta la storia, è la pretesa di una leadership autoritaria, che rappresenta l’inizio della fine della società libera. Non dovremmo dimenticare l’ammonimento di Platone, secondo cui la democrazia può finire in tirannia.C’è una sola via alternativa. Non è il ritorno allo status quo. È più grande della tradizionale divisione tra i partiti. È la creazione di una nuova politica della speranza.La speranza non è ottimismo. Comincia con un candido riconoscimento di tutte le parti in causa di quanto le cose siano effettivamente messe male. Vaste aree della popolazione in Gran Bretagna e America non hanno beneficiato della crescita economica. Hanno visto precipitare i propri standard di vita, in termini relativi e assoluti. Sono rimasti a guardare mentre i loro lavori tradizionali sono stati trasferiti in economie dai salari più bassi, trasformando quelli che un tempo erano prosperi centri industriali in dimenticate terre demoralizzate.Abbiamo bisogno di una nuova economia capitalista dal volto umano. Abbiamo visto banchieri e manager comportarsi in maniera inaccettabile e accordarsi ricchi pagamenti mentre il costo umano veniva sopportato da coloro che meno possono permetterselo. Abbiamo sentito il libero mercato essere invocata senza menzionare in alcun modo il dolore e la perdita che è derivata dall’economia globale. Abbiamo agito come se i mercati potessero funzionare senza principi morali, società internazionali senza responsabilità sociale, e sistemi economici senza riguardo per il loro effetto sulle persone lasciate per strada dal cambiamento. Noi che siamo nonni sappiamo fin troppo bene che la vita è più difficile per i nostri figli di quanto lo sia stata per noi, e che per i nostri nipoti sarà ancora più difficile.Dobbiamo ricostruire la nostra ecologia sociale. Quando una civiltà è in buon ordine ha istituzioni che possono offrire supporto e speranza nei momenti difficili. Nell’Occidente, queste istituzioni sono state tradizionalmente la famiglia e le comunità. Nessuna delle due è in buono stato nell’Occidente oggi. La loro disgregazione ha portato due dei più importanti pensatori americani, Charles Murray di destra e Robert Putnam di sinistra, a suggerire che, per vasti settori della popolazione, il Sogno Americano giace al suolo irreparabilmente distrutto. Prima abbandoniamo la visione, politicamente corretta ma socialmente disastrosa, che il matrimonio è fuori moda, meglio sarà.Abbiamo bisogno di ritrovare un senso di identità nazionale forte e inclusivo, così che le persone possano sentire che coloro che sono al potere abbiamo a cuore il bene comune, non solo gli interessi dell’élite. L’Occidente soffre ancora il danno di immagine causato dal multiculturalismo, prova vivente che la via per l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Se non riusciremo a restaurare ciò che George Orwell chiamava patriottismo, in opposizione al nazionalismo, assisteremo alla crescita dell’estrema destra, come già sta accadendo in Europa.Anche la voce religiosa è importante, e non lo dico perché personalmente sono religioso, ma perché storicamente le grandi fedi hanno dato alla gente un senso di dignità e di valore che non è legato a quanto essi guadagnassero o possedessero. Quando la religione muore e il consumismo la rimpiazza, alle persone non rimane altro che una cultura che le incoraggia a comprare cose di cui non hanno bisogno con denaro che non posseggono per una felicità che non durerà. È un brutto affare che finirà in lacrime.Tutto questo è grande, profondo e serio e avrà bisogno di noi per spostarci oltre la politica del confronto e il modo di pensare divisivo a somma zero che hanno così brutalizzato il dibattitto pubblico. La rabbia è sempre un azzardo della politica nelle epoche di cambiamenti rapidi, ma non è mai stata pericolosa come adesso. La rivoluzione nella tecnologia dell’informazione ha trasformato l’intero tono della cultura globale del XXI secolo. Smartphone e social media hanno dato voce a gruppi che in precedenza ne erano privi. Internet ha un effetto disinibente che incoraggia l’indignazione e la diffonde come un contagio.Una politica della speranza è alla nostra portata. Ma per crearla dovremo trovare il modo di rafforzare famiglie e comunità, costruire una cultura di responsabilità collettiva e insistere su un’economia del bene comune. Questa non è più una questione di politica dei partiti. è una questione della praticabilità della libertà per cui l’Occidente ha combattuto così a lungo e duramente. Dobbiamo costruire una narrativa di speranza che sappia parlare a tutti noi, non soltanto ad alcuni di noi, e il tempo di iniziare è esattamente adesso.

Rav Lord Jonathan Sacks

FESTA DEL NO
Matera, piazza San Giovanni, 8-9 settembre 2016
GIOVEDI’ 8 SETTEMBRE
Ore 16:00 – Apertura della festa
Saluto del sindaco di Matera, Raffaello De Ruggieri
Saluto del capogruppo di “Idea” al Comune di Matera, Vito Sasso
Presentazione della festa: Roberta Angelilli e Pino Bicchielli, comitato promotore dei “Civici e
Riformatori per il No”
Ore 16:30 – L’impegno civico per il NO
Introduce e modera: Guglielmo Vaccaro, deputato “Idea”
Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno
Roberto Dipiazza, sindaco d Trieste
Mauro Di Dalmazio, consigliere regionale Abruzzo
Claudia Porchietto, consigliere regionale Piemonte
Piergiorgio Massidda, consigliere comunale Cagliari
Alberto Morano, consigliere comunale Torino
Ore 17:30 – Nicola Porro intervista Stefano Parisi
Ore 18:30 – Informazione e referendum: il NO censurato
Introduce e modera: Bianca Berlinguer, giornalista Rai
Maurizio Belpietro, direttore “La Verità”
Arturo Diaconale, consigliere Rai
Carlo Freccero, consigliere Rai
Silvia Truzzi, giornalista “Il Fatto Quotidiano”
Ore 19:30 – Cattolici per il NO
Introduce e modera: Eugenia Roccella, deputato “Idea”
Francesco Agnoli, “Il Foglio”
Luigi Amicone, fondatore di “Tempi”
Dino Boffo, già direttore di “Avvenire”
Carlo Giovanardi, senatore “Idea”
Alfredo Mantovano, magistrato
Vincenzo Massara, vice presidente MCL
Mauro Ronco, giurista, presidente del Centro Studi Livatino
Maria Rachele Ruju, comitato “Difendiamo i nostri figli”
Ore 20:30 – Spettacolo in piazza
Omaggio a Pino Daniele e Lucio Dalla. Saranno raccolti fondi per le popolazioni colpite dal
terremoto.
VENERDI’ 9 SETTEMBRE
Ore 11:00 – Dal NO all’alternativa di governo
Introduce e modera: Andrea Augello, senatore “Idea”
Cinzia Bonfrisco, capogruppo Cor al Senato
Renato Brunetta, capogruppo FI alla Camera
Edmondo Cirielli, deputato FdI
Giuseppe De Mita, vicesegretario Udc
Maurizio Gasparri, FI, vicepresidente Senato
Giancarlo Giorgetti, deputato Lega Nord
Giulio Tremonti, senatore Gal
Ore 14:30 – Assemblea dei comitati “Civici e Riformatori per il NO”
Introducono e moderano: Maria Ida Germontani (comitato promotore “Civici e Riformatori
per il NO”) e Vincenzo Piso (deputato “Idea”)
Ore 17:00 – Se vince il NO non c’è il diluvio
Introduce e modera: Lelio Alfonso, comitato promotore “Civici e Riformatori per il NO”
Paolo Cirino Pomicino, opinionista
Salvatore Tito Di Maggio, senatore Cor
Mario Esposito, costituzionalista
Raffaele Fitto, presidente Cor
Miguel Gotor, senatore Pd
Paolo Romani, capogruppo FI al Senato
Sofia Ventura, docente Scienze Politiche, opinionista
Ore 19:00 – Chiusura della Festa
Gaetano Quagliariello, presidente di “Idea”

Giovanardi: Basta razzismo al contrario

29 Luglio 2016
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“Basta razzismo al contrario”. Cosi’ Carlo Giovanardi che in una interpellanza presentata al presidente del Consiglio al Ministro, dell’Interno e al Ministro della Giustizia cita una serie di episodi che “fanno aumentare a dismisura la percezione dell’opinione pubblica che ci sia da parte del Governo una forma di razzismo nei confronti degli italiani e’ una insopportabile mobilitazione a senso unico per enfatizzare certi episodi e sminuirne altri”.

Giovanardi ricorda alcuni episodi: l’omicidio di David Raggi (nel marzo 2015 a Terni) da parte di “un marocchino pluri condannato e clandestino in Italia, perche’ il Raggi guadagnava troppo”; il carcere per Amedeo Mancini “per il controverso episodio di Fermo” (l’omicidio dell’immigrato Emmanuel), per il quale “si sono mobilitati il Ministro dell’Interno, il Presidente della Camera e il Ministro per i rapporti con il Parlamento, che si sono recati in quella localita’ rilasciando dichiarazioni affrettate e pregiudiziali, senza aspettare gli esiti delle indagini”; l’aggressione di don Giovanni Malaguti a Modena davanti alla Chiesa di San Pietro da parte di “un soggetto che pretendeva con arroganza vestiti e cibo che il convento non aveva”.

Giovanardi chiede “quali iniziative intenda intraprendere il Governo affinche’ chi commette reati nel nostro paese abbia parita’ di trattamento, a prescindere dalla nazionalita’ e dal colore della pelle e che le norme civili, penali e amministrative che garantiscono la pacifica convivenza siano applicate con rigore non soltanto ai cittadini italiani ma anche a quelli provenienti da altri paesi”.

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Comunali: Giovanardi, sosterremo alternativi a sinistra

‘Non condividiamo subalternità, serve riscossa complessiva’

(ANSA) – BOLOGNA, 27 FEB – A Bologna “faremo quello che faremo in tutta Italia, a Milano, a Torino, a Napoli. Sosterremo quei candidati di centrodestra che si presentano come alternativi alla sinistra”. Lo ha detto il senatore Carlo Giovanardi (Popolari liberali) a margine del convegno a Bologna ‘il centrodestra protagonista alle prossime amministrative’, con i parlamentari Mario Mauro (Popolari per l’Italia) e Gaetano Quagliariello (Idea). “Noi siamo passati all’opposizione a Roma, io, Quagliariello, la Roccella – ha argomentato -: siamo usciti da Ncd proprio perché non condividiamo questa subalternità alla sinistra e vogliamo essere protagonisti di una riscossa complessiva del centrodestra, come in tutti i Paesi europei. Un nome per la corsa a sindacoo nel capoluogo emiliano? “C’è un logo per Bologna, questa mattina discuteremo e approveremo questo logo”, ha risposto il senatore modenese. (ANSA).

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Lettera aperta al popolo del Family Day

di

Eugenia Roccella

| 30 Gennaio 2016

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Cari amici che oggi verrete al Circo Massimo,

so che nutrite un po’ di diffidenza nei confronti della politica, ma so anche che sarete lì perché sperate che alla fine la politica sappia ascoltare e interpretare la volontà popolare, e che il parlamento non faccia passare, anche grazie alla manifestazione, la legge sulle unioni civili.

Oggi è il momento dell’unità. In piazza ci saranno molti esponenti dei partiti di governo e di opposizione, con idee, ruoli, peso diverso. Ci sarà chi vuole bocciare la legge in toto e chi la vuole solo emendare, chi fa finta di essere contro ma in realtà ha già fatto accordi sottobanco, chi si gioca tutto e chi si gioca solo qualcosa, chi grida contro il matrimonio gay perché vorrebbe far cadere il governo e chi il governo lo vuole mantenere a tutti i costi.

E’ giusto così: la presenza di politici con intenzioni e convinzioni tanto diverse testimonia il successo dell’iniziativa, la vittoria di chi ci ha creduto, e testardamente ha lavorato per far cambiare il clima politico intorno al ddl sulle unioni civili.

Il clima è cambiato, l’ho scritto qualche giorno fa, augurandomi che i tanti don Abbondio trovino il coraggio di esporsi. Me lo auguro ancora, anche se sono consapevole che i giochi sono in gran parte fatti, e che i margini per bloccare la legge Cirinnà sono terribilmente stretti.

In una lettera alla Nuova bussola quotidiana, Carlo Giovanardi ha brevemente raccontato la sua esperienza di strenua e quasi solitaria opposizione: “sono intervenuto 70 volte in Commissione Giustizia parlando per circa 12 ore in discussione generale prima e per cominciare ad illustrare e votare poi i circa 1000 emendamenti che avevo presentato” . Ha poi ricordato che il dibattito è stato troncato per portare direttamente in aula la legge, violando, per la prima volta nella storia del nostro parlamento, l’art. 72 della costituzione, che impone che le leggi siano discusse in commissione prima che in aula.

Di fronte a queste clamorose forzature, sostanzialmente avallate dal governo, con Giovanardi, Quagliariello, Compagna, Piso e Augello siamo usciti dalla maggioranza, spiegando che non avremmo più votato la fiducia. Abbiamo poi abbandonato il Nuovo centrodestra, che non aveva (né mi pare abbia tuttora) l’intenzione di mettere in discussione la propria permanenza al governo, ed è disposto ad accettare che il Pd ricorra, sul tema delle unioni civili, a maggioranze variabili. In questo modo il governo Renzi può contare su Alfano (e Verdini) per le riforme istituzionali, e sul M5stelle (e sempre Verdini) per unioni gay e stepchild adoption.

Noi riteniamo che su questa legge si giochi tutto quello che resta dell’eccezione italiana (la definizione, come è noto, è di Giovanni Paolo II), tutto quello che resta della resistenza all’onda anomala della rivoluzione antropologica, che destruttura le relazioni genitori-figli e la famiglia fondata sull’unione tra un uomo e una donna. Non è una battaglia qualunque: si tratta difendere i principi non negoziabili. E’ a rischio, come scrive su queste pagine la Morresi, la differenza sessuale, la conservazione dei fondamenti dell’umano.

Abbiamo fondato il movimento “Idea” perché crediamo davvero al ruolo della minoranze creative, e vogliamo essere liberi di combattere fino in fondo la buona battaglia: sul no a questa legge puntiamo tutto, e invitiamo tutti i politici che saranno in piazza a fare altrettanto. I margini sono stretti, ma se non vince l’opportunismo e la vigliaccheria, possiamo farcela.

 

Legislatura 17ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 567 del 28/01/2016
RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CALDEROLI

Seguito della discussione dei disegni di legge:

(2081)CIRINNA’ ed altri. – Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze

questioni pregiudiziali e sospensive
GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, MBI, Id, E-E)). Signor Presidente, come dice Roberto Benigni, la nostra è la Costituzione più bella del mondo e io voglio difenderla non solo per quello che c’è scritto in Costituzione, ma per quello che la Corte costituzionale ha detto a noi parlamentari di fare. Cosa ci ha detto la Corte costituzionale nella famosa sentenza? Lo leggo ai colleghi perché si deve sapere l’ambito nel quale dobbiamo operare.

Ha scritto la Corte costituzionale: «(…) come risulta dai citati lavori preparatori, la questione delle unioni omosessuali rimase del tutto estranea al dibattito svoltosi in sede di Assemblea», benché la condizione omosessuale non fosse certo loro sconosciuta. Prosegue la sentenza della Corte: «I Costituenti (…) discussero di un istituto che aveva una precisa conformazione ed un’articolata disciplina nell’ordinamento civile. Pertanto, in assenza di diversi riferimenti, è inevitabile concludere che essi tennero presente la nozione di matrimonio definita dal codice civile entrato in vigore nel 1942, che, come sopra si è visto, stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso. In tal senso orienta anche il secondo comma della disposizione che, affermando il principio dell’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, ebbe riguardo proprio alla posizione della donna cui intendeva attribuire pari dignità e diritti nel rapporto coniugale». Ascoltate, colleghi, cosa ci dice la Corte: «Questo significato del precetto costituzionale – dell’articolo 29 – non può essere superato per via ermeneutica, perché non si tratterebbe di una semplice rilettura del sistema o di abbandonare una mera prassi interpretativa, bensì di procedere ad un’interpretazione creativa. Si deve ribadire, dunque, che la norma non prese in considerazione le unioni omosessuali, bensì intese riferirsi al matrimonio nel significato tradizionale di detto istituto» (uomo-donna). Questo ci ha detto la Corte.

Quindi il disegno di legge Cirinnà, che si sovrappone completamente all’articolo 29 della Costituzione sul matrimonio, riconoscendone tutti gli istituti, va in senso totalmente contrario rispetto a quello che la Corte ha indicato.

Ma la Corte ci ha detto anche un’altra cosa: ci ha detto che il problema delle coppie omosessuali o delle coppie eterosessuali non sposate va inquadrato nell’ambito dell’articolo 2 della Costituzione, tra le formazioni sociali. L’unione uomo-uomo o donna-donna è una formazione sociale. Cos’è la formazione sociale secondo l’articolo 2 della Costituzione, cui noi dobbiamo attenerci strettamente? «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia» – attenzione – «nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità». Se avessimo avuto tempo in Commissione – poi dirò che la Commissione questo tempo non l’ha avuto – sarebbe bastato andare a prendere i lavori della Costituente e i colleghi avrebbero scoperto che l’onorevole Moro, l’onorevole Fanfani, l’onorevole Iotti e l’onorevole Amendola, cioè non gli ultimi arrivati, presentarono un emendamento, modificando il testo dell’articolo 2, che era entrato in Costituzione con la dizione «i diritti inviolabili dell’uomo e delle formazioni sociali ove si svolge». Essi cambiarono il «delle» in «nelle», risultando così l’espressione «nelle formazioni sociali». Andatevi a rileggere l’intervento dell’onorevole Aldo Moro, che fece notare che nelle formazioni sociali (partiti, sindacati e tutto quello che si vuole) non si intendeva riconoscere la formazione sociale, ma si intendeva difendere ed esaltare i diritti dei singoli nella formazione sociale.

Noi nell’unione civile, come ha chiarito la Costituzione, dobbiamo difendere il diritto delle due singole persone; non nasce un matrimonio di serie B, non nasce, dall’unione civile, un soggetto cui imputare qualcosa. Come è scritto nella Costituzione, noi difendiamo e garantiamo i diritti individuali dell’uomo nella formazione sociale in cui si svolge la sua personalità. Questo è un altro sconvolgimento totale del disegno di legge Cirinnà, che non riconosce i diritti individuali «nelle formazioni sociali», come la Costituzione ha voluto dopo un dibattito, togliendo l’espressione «delle formazioni sociali».

Come fa questa forzatura? Sconvolgendo totalmente l’articolo 72 della Costituzione. La procedura utilizzata per portare questo testo in Aula rende nullo il lavoro che stiamo facendo. Perché lo rende nullo? Questo, purtroppo, l’ho già pagato sulla mia pelle. Ora vi leggerò i motivi per i quali la Corte costituzionale, due anni fa, ha annullato e cassato la legge Fini-Giovanardi sulla droga, creando un vuoto normativo gigantesco, facendo decadere tutte le sentenze penali che nel frattempo erano state emanate (che hanno dovuto essere tutte riviste) e travolgendo tutti gli atti amministrativi. La Corte ha scritto: «Una tale penetrante e incisiva riforma, coinvolgente delicate scelte di natura politica, giuridica e scientifica (…)». E questa? Credo che anche questa riforma, che rivede antropologicamente tutto il meccanismo delle relazioni uomo-donna nel nostro Paese e che coinvolge delicate scelte di natura politica, giuridica e scientifica «(…) avrebbe richiesto un adeguato dibattito parlamentare, possibile ove si fossero seguite le ordinarie procedure di formazione della legge, ex articolo 72 della Costituzione». (Commenti del senatore Airola).

PRESIDENTE. Senatore Airola, per cortesia, stia tranquillo, avrà spazio e tempo per esprimere la sua posizione.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, MBI, Id, E-E)). Sto leggendo i motivi per i quali la Corte costituzionale ha cassato una legge, dicendo: «Si aggiunga che un intervento normativo di simile rilievo – che, non a caso, faceva parte di un autonomo disegno di legge (…) giacente da tre anni in Senato in attesa dell’approvazione » – e sottolineo il fatto che quel disegno di legge, quegli articoli erano già stati discussi per diciannove sedute in Senato – «ha finito, invece, per essere frettolosamente» – cioè dopo tre anni di discussione in Commissione – «inserito in un maxiemendamento del Governo, interamente sostitutivo del testo del disegno di legge di conversione presentato direttamente nell’Assemblea del Senato e su cui il Governo ha posto la questione di fiducia (…), così precludendo una discussione specifica e una congrua deliberazione sui singoli aspetti della disciplina in tal modo introdotta».

Cosa dice l’articolo 72? Che i disegni di legge vanno prima discussi in Commissione e poi in Assemblea. Questo disegno di legge è stato discusso in Commissione? Mai, perché noi abbiamo discusso, dalla fine di luglio a metà settembre, il testo unificato presentato dalla senatrice Cirinnà, ed eravamo già arrivati a un terzo degli emendamenti. Quando il 6 ottobre è stato presentato un nuovo disegno di legge, a prima firma della senatrice Cirinnà, che è stato assegnato a tempo di record alla Commissione giustizia; nella seduta notturna del 12 ottobre la relatrice ha svolto la relazione, ci siamo iscritti io, i senatori Gasparri e Sacconi, per esercitare il nostro diritto di esame; ma il giorno dopo il Presidente del Senato, con una forzatura inedita, che non esiste nella storia del Senato, senza che nessun senatore della Commissione potesse prendere la parola sul testo appena presentato, in Conferenza dei Capigruppo l’ha iscritto all’ordine del giorno per la seduta del giorno successivo, ossia il 14 ottobre.

Quindi un disegno di legge presentato al Senato il 6 ottobre, il 14 ottobre era già all’esame dell’Assemblea senza che nessun senatore della Commissione abbia potuto minimamente esaminarlo: non dico presentare emendamenti, ma neanche intervenire in discussione generale.

Ma mi si potrà dire: «ma questo disegno di legge era già stato discusso». Come ha detto la Corte, quello che era stato discusso prima era un altro disegno di legge, mentre questo è un nuovo disegno di legge con norme diverse da quello di prima. Come ho scritto nella questione pregiudiziale che sto illustrando, non c’è precedente al mondo, perché il Regolamento della Camera dice che almeno due mesi un provvedimento deve stare in Commissione. Poi dà potere al Presidente eventualmente di richiamare il Presidente della Commissione ad accelerare i tempi. Ci sono dei precedenti nei quali il Presidente del Senato, dopo richiami fatti al Presidente di Commissione, ha richiamato in Assemblea il provvedimento, ma dopo un mese, dopo che la Commissione l’aveva esaminato. Questo caso di azzeramento dei poteri della Commissione – e mi dispiace dirlo al presidente del Senato Grasso che ha stracciato l’articolo 72 della Costituzione; e lui sarebbe un giurista! -, crea un precedente secondo il quale qualsiasi Governo o qualsiasi Gruppo parlamentare si può sovrapporre a un dibattito di Commissione su qualsiasi argomento, presentare un nuovo disegno di legge; in quattro giorni portarlo in Assemblea senza farlo discutere dalla Commissione e scavalcare un precetto costituzionale imperativo, l’articolo 72 della Costituzione, secondo il quale i disegni di legge debbono essere esaminati in Commissione e poi in Aula.

Finisco, ma ho un’altra questione pregiudiziale da illustrare. Come dicevo, tale disegno di legge è stato calendarizzato per il 14 ottobre in Assemblea; la Commissione non ha più potuto lavorare, e arriva in Aula il 28 gennaio. Cioè ottobre, novembre, dicembre e gennaio, mesi in cui la Commissione avrebbe potuto lavorare ed esaminare il disegno di legge, sono stati totalmente saltati, e il disegno di legge, mai visto in Commissione, arriva in Aula con quattro mesi di ritardo. Guardate che questi sono rilievi, che poi rivolgeremo formalmente al Quirinale prima e alla Corte costituzionale dopo, che rendono nullo tutto questo fin dall’inizio.

Che cosa ci vuole a riportare il testo in Commissione per permettere alla stessa di dirimere gli intricati nodi giuridici che questo disegno di legge comporta, invece di andare allo sbaraglio in Aula, senza relatore, con un testo pasticciato e mille questioni che rimangono a pezzi e con i voti segreti? Buonsenso direbbe che se vogliamo fare una legge equilibrata e costituzionalmente corretta, inquadriamola in quello che la Corte costituzionale ha detto. Noi siamo per rispettare quanto la Corte costituzionale ci ha detto, ma purtroppo il disegno di legge presentato è totalmente eversivo dei diritti che ci ha dato la Costituzione e di ciò che ci ha detto la Corte costituzionale. (Applausi dei senatori Quagliariello, Formigoni e D’Ambrosio Lettieri).

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, MBI, Id, E-E)). Signor Presidente, i colleghi che mi hanno preceduto hanno chiarito innanzitutto che se il Senato e la Camera dei deputati avessero voluto affrontare in maniera onesta intellettualmente questo problema, avrebbe modificato l’articolo 29 della Costituzione. È così semplice: si sarebbe fatto un processo di revisione costituzionale, per cancellare l’articolo 29 e aprire una strada, se c’è una maggioranza del Paese e del Parlamento che lo vuole, ad una dizione diversa, in sintonia con la nuova norma. Come ci ha detto però la Corte costituzionale, con l’articolo 29 attualmente in vigore, questo non si può fare. Poiché parliamo di Costituzione, vogliamo un attimo vedere che cosa accadrebbe – mi riferisco al collega senatore Compagna, che ha parlato del codice civile – dell’articolo 3 della Costituzione? L’articolo 3 della Costituzione dice che siamo tutti uguali.

Se passasse il disegno di legge Cirinnà avremmo un regime del matrimonio ex articolo 29 solo per un uomo e una donna che si sposano, cioè per la società naturale fondata sul matrimonio prevista dalla Costituzione vigente. Poi avremmo le unioni civili esclusivamente tra uomo e uomo e donna e donna. Le unioni civili, infatti, sono rigorosamente per gli omosessuali.

Tra le altre cose, mentre il matrimonio è nullo se non è consumato, non si riesce a capire bene chi vada a stabilire che tipo di rapporto c’è tra coloro che stipulano le unioni civili. Per esempio immagino tutte le truffe che avverrebbero da parte di chi potrebbe stipulare una unione civile di comodo magari per avere la cittadinanza o i benefici che ne derivano.

Poi avremmo un terzo livello del codice civile che sarebbe rappresentato dalle coppie eterosessuali per le quali la seconda parte della cosiddetta legge Cirinnà prevede una specifica convenzione. Per esempio, se due uomini stipulano una unione civile hanno diritto alla reversibilità della pensione, ad agevolazioni sulle case popolari e a trasferimenti per il posto di lavoro mentre un uomo e una donna che hanno due figli e che stipulano una convenzione ex Cirinnà non hanno diritto alla reversibilità. Quindi a due uomini sì mentre un uomo e una donna che, come con i Dico, stipulano una convenzione ex Cirinnà non hanno invece la reversibilità della pensione, anche se hanno dei figli.

Ma non è finita qui. Questo è solo il terzo livello. Poi avremo un quarto livello di codice civile relativo a tutte le coppie di fatto (uomo-uomo, donna-donna, uomo-donna) che vogliono rimanere coppie di fatto e quindi non vogliono sposarsi, né stipulare unioni civili, né convenzioni ma alle quali la giurisprudenza, com’è noto, già oggi in Italia offre delle coperture piuttosto estese, prendendo atto che ci sono delle realtà di convivenza e di affetto, specialmente quando ci sono dei figli, che vanno tutelate a prescindere che sia avvenuto un atto formale.

Ma non basta: abbiamo un quinto livello che sono le convivenze di solidarietà: le due vedove che vivono nella stessa casa, il parroco e la perpetua, i due memores domini, cioè persone che, per ottimizzare le spese e per darsi assistenza reciproca, vogliono ottenere un certo tipo di riconoscimento. Poi abbiamo un sesto livello al quale appartengono i single.

Ora, il codice civile e la Costituzione dicono che il matrimonio ha una sua specificità che la Costituzione tutela perché c’è la maternità e ci sono i figli. Poi c’è l’articolo tre, secondo il quale siamo tutti uguali e dunque i diritti vanno tutelati anche nelle formazioni sociali. Secondo il codice civile, quindi, quando il magistrato dovrà prendere atto di una situazione, dovrà incasellare la fattispecie tenendo conto di sei situazioni diverse a seconda che sia matrimonio, unione civile, convenzione, coppia di fatto di fatto, convivenza che prescinde dall’amore ma sia costruita soltanto sulla solidarietà, e i single. Questo è il codice civile che noi offriremo con questa legge agli italiani. A me sembra di sognare. Qualcuno si rende conto dell’obbrobrio giuridico che verrebbe licenziato con questo testo di legge che servirebbe per dare una tutela a determinate situazioni?

Fino a tre anni fa, ho partecipato a decine di trasmissioni televisive relativamente alla questione dei Dico. C’erano sempre coppie uomo-donna non sposate che lamentavano la mancanza di tutele. Fino a tre anni fa non c’era mai una coppia uomo-uomo, donna-donna perché il problema dei DICO era esclusivamente quello di dare tutele alle coppie eterosessuali non sposate. Improvvisamente si è capovolta la situazione e oggi le unioni civili sono esclusivamente tra uomo e uomo e donna e donna e quello che era il problema principale fino a tre anni fa è stato degradato al terzo livello di protezione. Sempre meglio del quarto, quinto e sesto livello ma il codice civile viene fatto a fette. Ma come viene fatto a fette?

Io insisto su questo argomento e lo dico anche al Gruppo del Movimento 5 Stelle: a loro va bene un precedente per il quale la Commissione verrà completamente esautorata dalla discussione di un disegno di legge, in questo come nei prossimi Parlamenti? Io ho fatto il Ministro dei rapporti con il Parlamento e il Vice Presidente della Camera e non mi sta bene. (Commenti del senatore Airola).

Infatti, se vado a prendere gli atti, il precedente disegno di legge relativo alle unioni civili, quello unificato, è stato in Commissione dal 29 luglio al 5 agosto, cioè l’ultima settimana prima delle ferie perché prima mancava la copertura da parte del Governo e il parere della Commissione bilancio.

Quindi, ne abbiamo discusso l’ultima settimana prima dell’inizio delle ferie estive e abbiamo ripreso il 2 settembre. Dopo di che, il 15 settembre siamo stati esautorati, nel senso che la Commissione non ha più messo all’ordine del giorno il provvedimento…

AIROLA (M5S). Parli sempre tu!

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, MBI, Id, E-E)). Questi sono i dati. La discussione degli emendamenti è durata… (Commenti del senatore Airola).

PRESIDENTE. Senatore Airola, se vuole accomodarsi fuori, la aiuto io ricorrendo al Regolamento.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, MBI, Id, E-E)). Senatore Airola, se ha sbagliato la dose non è colpa mia. (Commenti dei senatori Airola e Montevecchi).

PRESIDENTE. Dopo ci sarà la discussione sulle proposte di questioni pregiudiziali e sospensive.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, MBI, Id, E-E)). Non faccio ragionamenti, ma do dei dati.

La discussione in Commissione è avvenuta tra la fine di luglio e i primi di agosto, per poi riprendere il 2 settembre. Dal 15 settembre il provvedimento non è stato più trattato e, a sorpresa, il 6 ottobre è stato presentato in Senato un nuovo disegno di legge. Il provvedimento di cui stiamo discutendo ora non è quello trattato in Commissione, che è sparito. Il provvedimento che stiamo esaminando è diverso da quello e non è mai stato discusso in Commissione.

Ho mandato una lettera al Presidente del Senato, naturalmente dopo aver fatto una ricerca certosina dei precedenti. Secondo un’interpretazione pacifica, l’articolo 44 del Regolamento del Senato stabilisce che il tempo normale di esame di un disegno di legge in Commissione è pari a due mesi. Il Presidente del Senato può disporre un termine ridotto per la relazione, dandone comunicazione all’Assemblea (ma ciò non è mai avvenuto con riferimento al provvedimento in esame). Scaduto il termine, il disegno di legge può essere preso in considerazione in sede di programmazione dei lavori, salvo che l’Assemblea conceda un nuovo termine. Nel caso di specie, non vi è mai stata alcuna comunicazione di questo tipo da parte del Presidente e non si è mai verificato – mi riferisco ai precedenti del Senato – che un disegno di legge sia stato portato in Assemblea senza che in Commissione i senatori che si erano iscritti a parlare dopo la relazione non sono intervenuti. Basta andare a guardare gli atti, da cui risulta che in Commissione il presidente Casson ha detto ai senatori che si erano segnati che sarebbero potuti intervenire nella seduta del giorno dopo. Il dibattito non si è però mai svolto perché il giorno dopo la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di calendarizzare il provvedimento in Assemblea.

Questo è il Regolamento, che risponde alla Costituzione. La Carta costituzionale – si tratta di una norma tassativa – stabilisce che il provvedimento deve essere discusso, prima, in Commissione e, poi, in Assemblea.

Con riferimento al cosiddetto provvedimento Fini-Giovanardi, la Corte costituzionale ha detto che io sarei stato frettoloso. Questa giurisprudenza è successiva al 2006 e io non potevo sapere che la Corte l’avrebbe cambiata. Il fatto che il provvedimento sia stato per due anni in Commissione al Senato e che siano state svolte 19 sedute non è stato sufficiente, in quanto, secondo la Corte costituzionale, l’articolo 72 della Costituzione va rispettato in maniera totale, tanto più con riferimento ai disegni di legge delega. Infatti, ai sensi dell’articolo 72, comma 4, della Costituzione, per i disegni di legge di delegazione legislativa bisogna assolutamente adottare la procedura normale di esame ed approvazione, non potendosi fare eccezioni.

La discussione c’è stata? Assolutamente no. Se l’articolo 72 della Costituzione può essere scavalcato così clamorosamente, allora, cari colleghi del Movimento 5 Stelle, il ruolo delle Commissioni viene vanificato. Basta fare questo giochettino per superare qualsiasi impedimento, ostacolo e richiesta di approfondimento cui la Commissione è titolata.

Sfido chiunque a dire che il codice civile non viene spezzettato in sei fattispecie diverse a seconda dei casi. In Commissione non siamo mai arrivati a trattare l’articolo 5, in tema di adozione e figliastri, in quanto se ciò fosse stato possibile avremmo fatto alcune osservazioni. Voi andate in televisione a dire che chi ha commissionato il feto all’estero (cioè il padre che è andato a comprare l’ovocita da una donna e poi l’ha inserito in una donna del terzo mondo) si è poi preso il bambino e vi chiedete cosa fa il bambino, che ormai è in Italia, se il padre muore. Secondo la nostra legge, il magistrato ne consente l’adozione da parte del partner, che non è né padre, né madre, se c’è un rapporto affettivo consolidato.

Quindi, la normativa italiana prevede già tale fattispecie. Il cosiddetto disegno di legge Cirinnà rende invece automatico il meccanismo, con la conseguenza che tutti si recheranno all’estero per avere un bambino perfetto. Addio alle adozioni: ricordo che, ad oggi, le coppie regolarmente sposate in Italia che chiedono di adottare un bambino sono 10.000 e che i bambini adottabili sono 1.000 l’anno.

Quindi ogni anno ci sono 10.000 coppie regolarmente sposate, che sono state autorizzate dai tribunali, che hanno superato il vaglio dei servizi sociali, che si mettono in fila e, di queste, 1.000 riescono ad adottare un bambino e per le altre 9.000 non ci sono bambini da adottare: rimangono in fila. All’estero accade lo stesso: 3.600 domande, accolte 1.800, perché i bambini adottabili sono pochi. (Richiami del Presidente).

Termino. In questa situazione noi, naturalmente, dobbiamo andare a prendere i bambini, che sono quelli che danno, non è che uno li possa scegliere (magari hanno problemi o malattie); immaginate che succederà ai bambini con problemi e malattie se passa l’idea che, invece, pagando 100.000 euro si può andare all’estero e portarsi a casa il bambino selezionato eugeneticamente. E, come dicono i contratti, se la gestazione va male, la fanno abortire perché il bambino lo vogliono perfetto.

Questa è la discussione che avremmo voluto fare in Commissione. Signor Presidente, questa discussione in Commissione sul disegno di legge che stiamo discutendo è stata totalmente saltata; non c’è precedente in tutta la storia del Parlamento italiano; non c’è precedente nella storia del Senato. La questione sospensiva presentata in questa sede, quindi, ha la saggezza di dire: riportiamo il testo in Commissione, sciogliamo questi nodi in Commissione. Altrimenti, come con la legge Fini-Giovanardi, è molto probabile – anzi, secondo me, è certo – che, per un vizio di forma insanabile, la Corte, alla fine, questa legge, comunque passerà, sarà costretta ad annullarla. (Applausi dei senatori Formigoni e Liuzzi).

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Centrodestra: nasce coordinamento “Patto di Orvieto”

– Uniti nel ‘patto di Orvieto’- Obiettivo raggiunto per il convegno “Uniti si Vince”, organizzato dalle associazioni Popolari Liberali di Carlo Giovanardi, Idea di Gaetano Quagliariello, Popolari per l’Italia di Mario Mauro, Alef di Ettore Bonalberti. Nasce un Coordinamento dei movimenti Popolari, liberali, interessati a dar vita in Italia a un polo popolare e liberale ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE, alternativo al socialismo trasformista renziano, ai populismi estremi e alla sinistra post comunista. Forze politiche e partiti, ma non solo. Alla due giorni di Orvieto anche la partecipazione di numerosi attori sociali. A cominciare dai rappresentanti delle forze dell’ordine. A portare il loro messaggio di vicinanza il segretario del Coisp Franco Maccari, quello del Coisp Stefano Spagnoli, il segretario del Sap Gianni Tonelli. L’appuntamento di Orvieto è stata anche l’occasione per superare le polemiche legate alla presenza dei rappresentanti delle forze dell’ordine sul palco di Bologna, alla manifestazione organizzata dalla Lega. “Andiamo ovunque ci sono persone vicine a polizia e carabinieri”, è stato in sintesi il senso della loro presenza alla due giorni umbra. ‘Uniti si vince’ ha visto inoltre la partecipazione di molti amministratori locali, a cominciare dai candidati dell’area di centrodestra alle scorse elezioni regionali Flavio Tosi (Veneto), Franco Schittulli (Puglia) e Claudio Ricci (Umbria), premiati nelle urne da percentuali considerevoli. Rappresentato anche il mondo del ‘family day’ di piazza san Giovanni, con la presenza tra gli altri di Simone Pillon, del Direttivo del Forum Famiglie, e del presidente di Pro Vita Tony Brandi, che hanno riscontrato grande attenzione sui temi etici.

Entro la primavera prossima si darà vita a un Nuovo Grande Soggetto Politico che si ponga come obiettivo di offrire un proprio contributo al riscatto della comunità italiana e internazionale: di favorire l’emergere di una nuova classe dirigente che, a partire dalle prossime elezioni amministrative, sappia raccogliere il testimone delle migliori tradizioni politico culturali della storia della Repubblica Italiana.

 

Caro Amico la presente per informarti che ad oggi hanno confermato la loro partecipazione  al convegno del 28 e 29 novembre a Orvieto, UNITI SI VINCE – sen. Andrea AUGELLO – Gianfranco AMATO Presidente GIURISTI PER LA VITA – on. Renato BRUNETTA – sen Luigi COMPAGNA – Massimiliano FILIPPI  Segretario generale  FEDERFAUNA – Massimo GANDOLFINI Presidente Comitato Piazza San Giovanni – Sen. Maurizio GASPARRI – Franco MACCARI Segretairo COISP – on. Lucio MALAN – Giancarlo MORANDI Segretario Nazionale PLI – Simone PILLON Membro Direttivo FORUM DELLE FAMIGLIE – avv. Eugenio PINI  Forum LEGALITA’ e SICUREZZA – Prof. Pierluigi POLLINI – on. Eugenia ROCCELLA – on. Potito SALATTO – Filippo SAVARESE  Portavoce  MANIF POUR TOUS – Sen Ivo TAROLLI – On. Mario TASSONE – Gianni TONELLI Segretario SAP – Francesco SCHITULLI Movimento Politico Schittulli-Area popolare -Sen. Carlo Giovanardi  Popolari Liberali

Il convegno si svolgerà  nei giorni 28 e 29 novembre (sabato pomeriggio e domenica mattina) a Orvieto! …………….. presso la sala del Palazzo del Popolo nella centrale Piazza del Popolo

I promotori sono: ETTORE BONALBERTI       (ALEF – LIBERI E FORTI) CARLO GIOVANARDI          (POPOLARI LIBERALI) MARIO MAURO                  (POPOLARI PER L’ITALIA) Tra i promotori va annoverato anche GAETANO QUAGLIARIELLO e tutti coloro  che hanno lasciato il NCD per costruire un centrodestra alternativo alla sinistra.

Carlo Giovanardi: “i Popolari Liberali non aderiranno a Forza Italia”

Chiaro e schietto come sempre: “io faccio parte dell’ufficio di presidente del Pdl, in quanto  rappresentante della componente dei Popolari-Liberali, e dico fin da ora  che se fanno Forza Italia noi non ci stiamo e non aderiamo. Prendiamo  atto, ma diciamo no“. Lo annuncia al quotidiano online Affaritaliani.it  il senatore Carlo Giovanardi. “Abbiamo aderito al Popolo della Libertà  per costruire un partito nel Ppe, popolare, democratico e di ispirazione  cristiana. Toglierlo per farne un altro? In bocca al lupo, ma non ci  stiamo.

Penso comunque che ci voglia un congresso perché non si può sciogliere  il Pdl e dire che non esiste più in base a una semplice decisione. Vanno  sentiti gli iscritti. Per quanto riguarda il governo Letta – spiega il parlamentare – il documento firmato nel momento della crisi e’  validissimo e molti altri senatori e deputati non condividono la  posizione dei falchi.

Sul partito non sarò certamente l’unico a dire no  a Forza Italia. Alfano deve sciogliere la riserva: vuole essere il capo della  realtà che rimane all’interno del Ppe o vuole aderire a questa nuova  Forza Italia? Decida. Gli altri ministri? Non ho dubbi – conclude Giovanardi – che siano sulle  posizioni del 2 ottobre”.

Ed ancora: “La mia assenza all’Ufficio di presidenza è motivata dal totale dissenso sulla proposta di estinguere il Pdl, partito democratico, popolare, di ispirazione cristiana, costola italiana del Partito popolare europeo, di cui come Popolari liberali siamo stati cofondatori, per tornare a Forza Italia di cui non abbiamo mai fatto parte“. Così Giovanardi spiega la sua decisione di disertare il vertice convocato da Berlusconi.

Insomma, i popolari (o, se preferite, i popolari liberali. O, ancor più semplicemente, i cattolici) che non vedono con entusiasmo il ritorno di Forza Italia sanno a chi fare riferimento. E non è poco.

“Le mie ragioni su Ncd” di Eugenia Roccella

| 16 Ottobre 2015
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I giornali titolano sull’implosione di Ncd, sul fatto che alcuni abbandonano, che si migra o si cambia casacca. In realtà c’è una – mai nascosta – sofferenza di alcuni, ci sono le dimissioni del coordinatore appena chiuse le riforme, e una richiesta di aprire nel partito una vera discussione. Ma questa richiesta, sostenuta anche da qualcuno, come Cicchitto, che la pensa assai diversamente da Quagliariello, sembra destinata a cadere nel vuoto. No, il dibattito no: come se fossimo in un film di Nanni Moretti e non in un partito vero. Allora provo a spiegare qui le mie ragioni, visto che pare non ci saranno altre occasioni.

Il centrodestra è in confusione. Altri, con una certa soddisfazione, dicono che è spappolato, che non c’è più. Non c’è più la scelta destra-sinistra, dicono, e ti catechizzano con il nuovo bipolarismo sistema-antisistema, per cui è ovvio che bisogna stare con il sistema, mai con Salvini e Grillo, dunque con Renzi. Il partito della nazione, si narra in qualche intervista, alla fine imbarcherà tutti, e in ogni caso i centristi avranno il loro posto; vedrete che insieme, con Verdini, Fitto, Alfano e la giovane e dinamica classe dirigente renziana, davvero non più comunista, ci ritroveremo in un edenico futuro disegnato dalla nuova legge elettorale.

No, non ci credo. Renzi è uno straordinario frullatore di residui ideologici, e ha ben capito che oggi la sinistra sopravvive, e può vincere, solo se distrugge la propria storia (non c’è nemmeno bisogno di rinnegarla), cambiando cultura, tradizione e immagine. Ma del vecchio comunismo ha imparato la lezione più solida: la capacità di occupazione del potere, di fare terra bruciata intorno: niente alla propria destra né alla propria sinistra, prendiamoci tutto. Non ci sarà un partito della nazione, ma, come ha felicemente titolato il Foglio, un partito della fazione, capace di una spregiudicata e intelligente azione per dividere e imperare, senza mai riconoscere vere alleanze, ma solo accordi provvisori e parziali dettati dalle contingenze, e quindi mutevoli.

Allora perché fino ad oggi noi del Ncd abbiamo scelto Renzi? Si potrebbe obiettare che in realtà avevamo scelto Letta, e che Renzi lo ha scelto Berlusconi, con il patto del Nazareno, ma sarebbe una risposta troppo facile. Lo abbiamo scelto, e sostenuto, perché ritenevamo che la strada intrapresa da Forza Italia fosse mortale per il centrodestra e per il paese (il tempo purtroppo ci ha dato ragione), e che il governo di larghe intese poteva salvare l’uno e l’altro.

Ci siamo messi in gioco, abbiamo rischiato, e abbiamo costituito, soprattutto nei primi tempi, la garanzia del “renzismo”, che senza di noi non ce l’avrebbe mai fatta. La garanzia, cioè, di un ritorno alla politica, per fare riforme importanti e rapide, che tirassero l’Italia fuori dalle secche dell’immobilismo, sia pure con tutte le riserve e i compromessi del caso; la garanzia che si archiviasse la distruttiva parentesi montiana, con un governo “tecnico” che si destreggiava tra la dipendenza dall’Europa e quella dal Pd; e infine, la garanzia che non si cedesse all’antisistema, che il paese non si gettasse tra le braccia del grillismo con una reazione rabbiosa e disperata. Siamo stati generosi, abbiamo dato, ma in cambio non abbiamo avuto nulla, e nulla abbiamo saputo prendere. Il lampo che ha illuminato definitivamente la realtà dei rapporti con il Pd è stato lo schiaffo subìto sulla calendarizzazione delle unioni civili, con le parole arroganti di Zanda e il Pd che votava con Sel e M5S, proprio un minuto dopo l’approvazione delle riforme.

Renzi è il nostro presidente del Consiglio, ma non è il nostro leader. Il centrodestra va ricostruito, perché ce n’è bisogno, perché la distinzione tra destra e sinistra esiste più che mai, e soprattutto esiste tra gli elettori. Si dice: Renzi fa “cose di destra”, e questa è una nostra vittoria, e si snocciola l’abolizione dell’art.18,  la promessa cancellazione delle tasse sulla prima casa, la responsabilità civile dei magistrati, e così via. Non è così, a partire dalle riforme istituzionali. Il nuovo Pd è disegnato come un classico partito pigliatutto all’americana, come all’americana era la fantastica campagna per le primarie con le foto di Renzi in camicia bianca, ricalcata su quella di Obama. Un partito di sinistra che sfonda al centro, perché solo acchiappando voti al centro (e sottraendoli ai centristi) si vince in un sistema bipolare.

Le riforme “di destra” servono a stracciare la vecchia classe dirigente del Pd, a rompere gli antichi legami che lo frenano nella corsa al potere, come quello con la Cgil, a costruire una sinistra rinnovata, adeguata ai tempi, capace di vincere. Ma non sono “di destra”, anzi: sono acquisite alla sinistra, sono depotenziate dal punto di vista identitario. Il fatto di non riconoscere mai il proprio alleato, di ricondurre a sé qualunque obiettivo, persino la berlusconiana detassazione della prima casa, è l’indizio più rivelatore della strategia renziana per uccidere il centrodestra.

Tutto questo è legittimo e comprensibile, per un leader della sinistra, e possiamo anche rassegnarci e decidere di aspettare, acquattati all’ombra del governo, tempi migliori, perdendo ogni settimana lo 0,2 o lo 0,4%, in un triste stillicidio. Oppure si può decidere di combattere, di provare a fare davvero la minoranza creativa, di aggregare un gruppo di persone libere che scendono dal carro del vincitore e si muovono in campo aperto. Solo rischiando si può agire per ricostruire un embrione di centrodestra riconoscibile come tale, che abbia una esplicita caratterizzazione popolare e una vocazione di governo.

E’ una scelta eroica, rispettabile ma destinata al fallimento, una scelta leopardiana del tipo “Io solo combatterò, procomberò sol io”? Non lo credo. Basterebbe, a farmi credere il contrario, l’astensione in cui si sono rifugiati gli elettori di centrodestra, e il fatto che l’analisi dei flussi elettorali confermi come pochi dei voti provenienti da destra si siano riversati sul Pd renziano. E comunque, l’alternativa è morire di inedia, sognando un’abbuffata che non verrà.

Ncd:Giovanardi e Popolari Liberali E-R lasciano partito. Fallita missione costruzione alternativa di centrodestra.

(ANSA) – ROMA, 26 OTT – Il senatore Carlo Giovanardi e i Popolari liberali dell’Emilia-Romagna – inclusi alcuni coordinatori provinciali e amministratori locali – lasciano Ncd. E’ quanto si legge in una nota in cui si prende atto “del fallimento della missione e degli obiettivi alla base della nascita del Ncd, in quanto determinati a contribuire, in periferia come al centro, all’affermazione di un Centro Destra, alternativo alla Sinistra. Il documento di ‘rottura’, si legge nella nota, è stato sottoscritto dai coordinatori provinciali del Ncd di Piacenza Romano Tribi, di Reggio Emilia, Christian Immovilli, di Modena, Alessandro Lei, dal sindaco di Monzuno Marco Mastacchi, dai consiglieri comunali di Modena Luigia Santoro e di Rimini Eraldo Giudici, dai presidenti di 31 circoli rappresentanti di tutte le realtà territoriali dell’Emilia Romagna. Nel documento i firmatari ricordano che “con il 25% dei voti ottenuti alla elezioni politiche, Pd e Governo vogliono imporre, scavalcando Ncd e con i voti dei 5 stelle, una vera e propria rivoluzione antropologica come quella del matrimonio gay, con una martellante azione del Presidente Renzi, del Ministro Boschi e del sottosegretario Scalfarotto che, addirittura, ha fatto lo sciopero della fame contro il Parlamento”. “Non è da meno – si legge ancora – il sottosegretario agli Esteri Benedetto della Vedova che sta portando avanti una insistente campagna per la legalizzazione della cannabis, mentre il prof. Serpelloni non è stato confermato alla guida del Dipartimento delle Politiche Antidroga sostanzialmente svuotato da ogni funzione; rimane invece ancora al suo posto, alla guida dell’Unar Marco De Giorgi, attivissimo nel tentare di propagandare l’ideologia gender nelle scuole, addirittura in collaborazione con il circolo Mario Mieli di Roma, intitolato a un signore che nel suoi scritti inneggiava alla pedofilia e alla pederastia”. “Analogo disastro è riscontrabile nella gestione totalmente illegale della Commissione per le Adozioni Internazionali, che ha visto negli ultimi tre anni crollare il numero dei bambini adottati. Su tutte queste questioni le nostre proteste e le nostre interrogazioni non hanno ottenuto nessun cambiamento di rotta. E’ evidente pertanto che l’arroganza di Governo e Pd è direttamente collegabile all’incomprensibile atteggiamento dell’Ncd disponibile ad accettare qualsiasi forzatura pur di non mettere in discussione la sua partecipazione al Governo sino a teorizzare un’alleanza strategica con la sinistra con una vera e propria mutazione genetica della originale vocazione del partito”, conclude il documento. (ANSA).

GIOVANARDI È PRONTO: “NEL NUOVO GRUPPO SAREMO PIÙ DI DIECI” – SCOMPARE NCD?

CARLO GIOVANARDICome avevamo previsto  -ma non occorreva aver la sfera di cristallo- con le dimissioni di Quagliariello si apre un percorso di maggiore chiarezza nel centro destra. Si va verso un nuovo gruppo parlamentare, per adesso solo al Senato, che di fatto porterà alla probabilissima scomparsa di NCD – Nuovo Centrodestra.  Le recenti dichiarazioni del senatore Carlo Giovanardi lo confermano:“Nei prossimi giorni potrebbe nascere al Senato un nuovo gruppo e potremmo essere più di 10″ e questo comporterebbe un sostanziale svuotamento dello schieramento parlamentare alfaniano.  Quella di Giovanardi è una presa di posizione coerente con la sua storia personale e politica: “Sono di centrodestra e voglio restarci senza finire nel Pd che vuole liberalizzare le droghe e dire sì alleadozioni gay” .  Il punto è proprio questo: la distanza abissale fra l’elettorato cattolico e le intenzioni, già più volte esplicitate, da parte di Renzi e del Governo che egli guida.  Questo in prospettiva – ma non troppo lontana, a quanto pare- ma una cosa è certa: personalmente – conclude Giovanardi  – non voterò più la fiducia”. 

 

RIFORME: GIOVANARDI, COSTITUZIONE PIU’ VOLTE MODIFICATA MA IN PEGGIO

 

Roma, 18 set. (AdnKronos) – “Contrariamente a quanto afferma il presidente del Consiglio Matteo Renzi, confidando sulla scarsa memoria degli elettori, la Costituzione negli ultimi settanta anni è stata ripetutamente modificata dal Parlamento, nel 2001 addirittura rivoltata come un calzino nel titolo V dal Pd, con effetti disastrosi, oggi da tutti denunciati”. Lo scrive in una nota Carlo Giovanardi, senatore di Ncd.”L’equilibrata riforma del governo Berlusconi del 2006, approvata dal Parlamento – ricorda Giovanardi – fu invece bocciata nel referendum popolare proprio su indicazione del Pd, che è il partito di Matteo Renzi”.”Qui non si tratta di approvare una riforma qualsiasi ma di capire bene cosa c’è dentro il pacco che si offre agli italiani”, conclude il parlamentare.

 

 

NCD: GIOVANARDI, A SINISTRA NON CI VADO, E NEMMENO IN FI O LEGA
Non vedo grandi strategie politiche, ma solo volonta’ di restare in ParlamentoRoma, 5 set. (AdnKronos) – Né ‘di là’, con il Pd, né più in là, con Forza Italia o la Lega. Carlo Giovanardi, storico esponente democristiano prima e del centrodestra poi, seguendo tutte le tappe del cammino dallo Scudo crociato al Ncd, non intende seguire Angelino Alfano nella marcia di avvicinamento ai dem di cui si parla sulla stampa in vista del voto amministrativo del 2016: “se si arriverà ad una scelta di questo tipo -dice all’Adnkronos il senatore di Ap- io e i mei amici non andremo di sicuro a sinistra, ma neppure con Forza Italia o, peggio, con Salvini. Né penseremmo all’ennesimo, inutile, partitino. Continueremmo piuttosto a lavorare per il nostro obiettivo di sempre, l’unità del centrodestra”.”Chi fa discorsi come quelli che si leggono su certi quotidiani -insiste Giovanardi- evidentemente rappresenta chi, legittimamente, vuol rimanere, o tornare, in Parlamento. Non mi pare di intravedere però in questi ragionamenti o grandi strategie politiche…”.”Io -prosegue- sono un democristiano di centro, alternativo alla sinistra come sistema di valori. Nel 2008 Casini, eletto con i voti del centrodestra, è andato a sinistra. Noi abbiamo aderito a Pdl spostando quasi un milione di voti. Per nove anni sono stato ministro e sottosegretario con Berlusconi. E quando Berlusconi ha cancellato il Pdl, sono entrato nel Ncd, un partito nato come alternativo alla sinistra. E ora dovrei andare col Pd?”.”Come Ncd abbiamo detto di proseguire con le larghe intese, che, di fatto, sono state un’invenzione di Berlusconi, per fare le riforme. Io -insiste Giovanardi- rimango dove sono. Se qualcuno dei miei colleghi vuole andare a sinistra, vorrà dire che avrà scelto di cambiare schieramento. Amen. Sarà lui a spiegare agli elettori di centrodestra perchè, dopo Martinazzoli e Casini, e comunque fuori tempo massimo, sarà arrivato alla stessa conclusione di quanti anni fa scelsero di spostarsi a sinistra”.

“Personalmente -sottolinea Giovanardi- non ho problemi di ‘posti’: la mattina voglio guardarmi allo specchio senza vergognarmi. E poi, con chi mi dovrei alleare? Con chi mi chiede la fiducia e poi va a votare con il M5S sulle unioni civili? Preferisco restare coerente con le scelte che ho sempre fatto”.

“Alle elezioni del 2006 l’Udc prese quasi il 7% dei voti. Poi, dopo un acceso dibattito interno, Casini e Buttiglione decisero di abbandonare il centrodestra. Il risultato è stato che in cinque-sei anni l’Udc è precipitato dal 7 all’1%… Non me la sento di condividere scelte che avrebbero un risultato simile”, conclude Giovanardi.

 

Potete ingannare tutti per qualche tempo ed alcuni per tutto il tempo ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo. (Abramo Lincoln)
repubblica-31.08.2015

DEDICATO A QUELLI CHE NEGANO SIA IN CORSO UNA STRATEGIA PER IMPORRE NELLE SCUOLE LA TEORIA DI GENERE PILOTATA DALLE ORGANIZZAZIONI LGBT
Il Consiglio d’Europa con raccomandazione del 31 marzo 2010 CM/REC (2010)5 si è rivolto agli stati membri invitandoli a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Per quanto riguardava l’ISTRUZIONE ai punti 31 e 32)IL Consiglio d’Europa proponeva “la comunicazione di informazioni oggettive sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, …”. aggiungendo che “tali misure dovrebbero tener conto del diritto dei genitori di curare l’educazione dei loro figli .” (doc.1) LEGGI IL DOCUMENTO ORIGINALE. CLICCA QUI!!!
http://www.coe.int/t/dg4/lgbt/Source/RecCM2010_5_IT.pdf
Con l’ art. 7 del decreto legislativo 9 luglio 2003 n. 215 “Attuazione della direttiva 2000/43/ce per la parità di trattamento tra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica”, venne costituito l’UNAR, L’ UFFICIO NAZIONALE ANTIDISCRIMINAZIONI RAZZIALI presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari Opportunità, avendo come compito quello della “promozione delle parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza e sull’origine etnica” . (Doc. 2); LEGGI IL DOCUMENTO ORIGINALE. CLICCA QUI!!!
http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/03215dl.htm
Con un vero e proprio colpo di mano il Ministro del Lavoro del Governo Monti, Elsa Fornero, assegnava all’UNAR con un semplice atto amministrativo, scavalcando la legge in vigore, l’attuazione di obiettivi operativi rilevanti in materia di prevenzione e contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, e, in particolare, la definizione di una Strategia nazionale in collaborazione con il Consiglio d’Europa: (Doc. non recuperabile)
L’UNAR viene affidato al militante Marco De Giorgi, che si affretta, travolgendo oggettività e diritto delle famiglie di educare i figli, raccomandati dal Consiglio d’Europa, a circondarsi. di ben 29 associazioni LGBT (lesbiche gay, bisessuali, transessuali) come consulenti a cui affidare la “Strategia nazionale” sui temi LGBT. Ecco allora che l’UNAR si inserisce prepotentemente nelle scuole come dimostra l’invito alla settimana nazionale contro la violenza e le discriminazioni, organizzata dal ministro della Pubblica Istruzione e dalla Presidenza del Consiglio – Dipartimento Pari Opportunità – UNAR (doc. 4) LEGGI IL DOCUMENTO ORIGINALE. CLICCA QUI!!!
http://www.istruzione.it/allegati/2014/prot3357_14.pdf
Marco De Giorgi è stato confermato alla guida dell’UNAR dal Governo Renzi malgrado l’incredibile tentativo, al tempo del Governo Letta, di distribuire nelle scuole i famigerati libretti in cui si sosteneva che a far nascere l’omofobia sono lo Stato, la famiglia e la religione. Anzi, più una persona è religiosa, più è omofoba. La dottoressa Maria Cecilia Guerra, che all’epoca era Vice Ministro del Lavoro e delle politiche Sociali con delega alle pari opportunità ha dichiarato il 16 febbraio 2014 che: “quel materiale didattico è stato realizzato senza che io ne fossi informata e senza nessun accordo con il MIUR ed ha aggiunto che è stato l’UNAR ad autorizzare la diffusione dello stesso materiale (con il logo del Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri)” senza che il direttore De Giorgi me ne desse alcuna informazione, ne che io fossi a conoscenza degli esiti della ricerca, di cui del resto ignoravo addirittura l’esistenza.” Per questo atteggiamento il Vice ministro Guerra aveva inviato una formale nota di demerito a De Giorgi affermando che “una materia sensibile come quella dell’educazione alla diversità richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio” e che “non è inoltre accettabile che materiale didattico su questi argomenti sia diffuso fra gli insegnanti da un Ufficio delle Pari Opportunità senza alcun accordo con il MIUR” (doc. 5) LEGGI IL DOCUMENTO ORIGINALE. CLICCA QUI!!!
http://www.popolariliberali.it/portale/images/ftpgiovanardi/FTP2/risposte%20unar.pdf
A tutto questo si aggiunge il disegno di legge Fedeli (PD) firmato da 40 senatori intitolato “Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università” con il quale si intende stanziare 200 milioni di euro per portare avanti le finalità della legge il cui art. 1 recita testualmente: “.”art. 1) Nelle scuole di ogni ordine e grado si adottino misure educative volte alla promozione di cambiamento nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondate sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza e sopprimere gli ostacoli che limitano di fatto la complementarità fra i sessi nella società”.” (doc.6) LEGGI IL DOCUMENTO ORIGINALE. CLICCA QUI!!!
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/845618/index.html
QUESTO MATERIALE È LIBERAMENTE RIPRODUCIBILE ED UTILIZZABILE PER CONTROBATTERE LA DISINFORMAZIONE ARTATAMENTE DIFFUSA SU QUESTA MATERIA

SABATO 20 GIUGNO, nel pomeriggio, in Piazza San Giovanni in Laterano a Roma si svolgerà la II° Edizione del FAMILY DAY, mentre il Parlamento si accinge a discutere il disegno di legge Cirinnà che apre le porte alle adozioni e alla pratica dell’utero in affitto per le coppie gay tramite l’istituto delle unioni civili che in quel testo si sovrappone totalmente al matrimonio dell’art. 29 della Costituzione.
Solo una grande mobilitazione popolare può evitare in Italia quello che accaduto con il referendum in Irlanda, che il Segretario di Stato Cardinale Parolin ha definito: “una sconfitta per l’umanità”!

 

 

i bambini non si comprano

Nozze gay: Modena, strappati manifesti con bimbi, Ncd denuncia. Erano al centro di polemica. Giovanardi, segnalato a questura (ANSA) –

MODENA, 1 GIU – Sono stati strappati alcuni dei manifesti affissi nei giorni scorsi a Modena dal Nuovo centrodestra, e al centro di una accesa polemica. I manifesti riportano la frase ‘I bambini non si comprano. No alle discriminazioni, no all’utero in affitto, no al matrimonio e alle adozioni gay’ con disegno con due ragazzi che si tengono per mano e spingono una carrozzina. A denunciare l’atto di vandalismo il senatore Ncd Carlo Giovanardi, che aveva rivendicato la paternità dei manifesti, oggetto tra l’altro di accese polemiche e critiche, soprattutto dal Pd. “Sono stati strappati e lacerati, con esplicite interviste a giornali locali di persone che si sono vantate di aver organizzato la loro distruzione – spiega Giovanardi-: abbiamo pertanto invitato l’ufficio pubbliche affissioni a ripristinare, come da contratto, i manifesti comunque danneggiati e segnalato in questura l’accaduto perché ci troviamo di fronte a una lesione della libertà di espressione del pensiero e a comportamenti che costituiscono reati penalmente perseguibili”. Giovanardi spiega che mercoledì pomeriggio la Commissione Giustizia del Senato inizierà l’esame degli emendamenti al Disegno di Legge Cirinnà sulle unioni civili, “che – aggiunge – apre le porte alle adozioni ed alla tecnica dell’utero in affitto utilizzata da coppie gay per procurarsi un bambino. Tutti i sondaggi registrano la contrarietà del 70% degli italiani a questa pratica, che l’Ncd-Ap contrasterà in parlamento e nel paese difendendo il diritto dei figli ad avere un padre e una madre”. (ANSA).

FALCE E CARRELLO……..

        FALCE E SPORTELLO……..

   FALCE E RIGHELLO……..

 

Un collaudato sistema di potere tra partitone,

   amministrazioni pubbliche ed economia


AUDITORIUM CONFCOMMERCI

Sabato 09 maggio ore 10.

Via Piave, 125 – Modena   

 

Introduce:

  Sen. Carlo Giovanardi

 

Intervengono:

  On. Fabrizio Cicchitto

Sen. Gabriele Albertini

Sen. Luciano Rossi

Conclude:

  sen. Gaetano Quagliariello

 

DAL 1948 FINO AL 2013 LA SINISTRA COMUNISTA O EX COMUNISTA HA

TOTALMENTE EGEMONIZZATO LE COSIDDETTE REGIONI ROSSE,

L’EMILIA-ROMAGNA, UMBRIA E TOSCANA: QUANDO HA VINTO LE

ELEZIONI POLITICHE, SEMPRE CON MARGINI RIDOTTISSIMI, LO HA FATTO

CON L’APPORTO DETERMINANTE DEL VOTO DI QUELLE REGIONI.

O GLI ITALIANI DI QUELLE REGIONI HANNO LA TESTA DIVERSA DA TUTTI

GLI ALTRI ITALIANI O…………..

 

 

AREA POPOLARE

 

GIUSTIZIA. GIOVANARDI: DI GIANDOMENICO PROSCIOLTO DOPO 10 ANNI

 

(DIRE) Roma, 4 apr. – “Nella indifferenza generale l’ex sindaco di Termoli nonche’ deputato dell’Udc dal 2000 al 2006 Remo Di Giandomenico, che conquisto’ il seggio battendo Antonio Di Pietro nel suo collegio, arrestato a fine del mandato malgrado un voto unanime della Camera che aveva respinto la richiesta di arresto mentre era in carica, per iniziativa dell’allora procuratore di Larino, Nicola Magrone, e’ stato prosciolto dopo 10 anni da tutte le accuse senza neppure il rinvio a giudizio”. Cosi’ il senatore di Ap, Carlo Giovanardi. “E’ stato assolto con lui il colonnello dei Carabinieri Vincenzo Coppola schiaffato in galera per mesi per iniziativa dello stesso Magrone con accuse tra il surreale e il ridicolo, sulle quali assieme ai colleghi Cossiga e Ascierto, non ci limitammo all’epoca a presentare atti di sindacato ispettivo ma ci recammo anche nel carcere di massima sicurezza di Larino per esprimergli tutta la nostra solidarieta’”, continua. “Nel frattempo Nicola Magrone, prima magistrato, poi deputato nella XXII legislatura nel gruppo Progressisti-Riformatori (Ex Pci), poi di nuovo magistrato, poi sindaco di Modugno, sfiduciato nel settembre 2014 e dicono in attesa di ricandidarsi alla fine della parentesi commissariale, ha continuato a fare carriera nelle sue molteplici attivita’”, insiste. “Interpellero’ nuovamente il Governo perche’ dia una qualche spiegazione plausibile, visto che il processo era stato poi spostato a Bari perche’ venne rilevata la incompetenza della Procura di Larino, a meccanismi che distruggono le persone, li costringono a battersi per anni e anni, come in questo caso, per ottenere una definizione giudiziaria dell loro calvario, mentre i responsabili di queste evidenti forzature continuano a pontificare in politica come se la cosa non li riguardasse”, conclude. 

 

 

 

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Giovanardi, Formigoni e Gallini-2 (1)

 

Libertà 31 ottobre_page_001

Lunedì 17 Novembre alle ore 18.30 a Piacenza all’Eurohotel in via Colombo 29, conferenza stampa congiunta dei sen.ri Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni (Presidente Commissione Agricoltura del Senato), seguirà un semplice buffet per permettere agli amici di incontrare i senatori.

SEI INVITATO NON MANCARE!


“Il Sen. Carlo Giovanaedi, a cui il mondo cattolico e non solo dovrebbe una enorme riconoscenza…

“In più occasioni il pontefice ha lanciato l’allarme su quanto sta avvenendo contro la famiglia in Occidente. “Il diavolo vuole distruggere la famiglia” è una frase piuttosto forte di qualche giorno fa, che segue ad una chiara condanna dell’ideologia del gender, pronunciata l’11 aprile di quest’anno, in un discorso alla Delegazione dell’Ufficio Internazionale cattolico dell’infanzia: “occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva”. “A questo proposito- ha poi aggiunto il papa- vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti. Conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del ‘pensiero unico’”.

L’attacco alla vita e alla famiglia è veramente a 360 gradi. Nel nostro paese si prospetta in pochi mesi la possibilità di una slavina di proporzioni inaudite. Oppure l’inizio di una controffensiva, che per un credente è senza dubbio religiosa, ma anche culturale e politica. Il rischio alle porte è che in pochi mesi, dopo lo sdoganamento dell’eterologa e il divorzio breve, divieto di obiezione di coscienza sull’aborto, legge Scalfarotto e matrimoni gay possano divenire legge dello Stato. Con effetti devastanti per tutti.

Nel dibattito alla Camera sul divorzio breve si è visto chiaramente quanto pochi siano i deputati disposti a spendersi per la difesa del vincolo coniugale e di ciò che esso significa per il bene dei figli. L’onorevole Alessandro Pagano è stato uno di questi, con un accorato discorso in cui insieme ad alcuni colleghi di Per l’Italia e dell’NCD ha ricordato che il divorzio breve dimentica completamente le parti deboli in campo, e cioè in particolare, ma non solo, i bambini. Le cose sono andate come sappiamo, ma la partita non è del tutto chiusa. Il senatore Carlo Giovanardi, a cui il mondo cattolico e non solo dovrebbe una enorme riconoscenza, ha infatti dichiarato, all’indomani della approvazione del divorzio breve alla Camera, che al Senato ci sarà una grande battaglia, ed ha aggiunto: “La decisione di ieri la considero affrettata, perché al di là di tutti i discorsi sociologici, banalizza il matrimonio che a questo punto non si sa più che cosa sia. Invece dei Pacs, il matrimonio è diventato un Pacs: una si sposa, resta incinta e dopo sei mesi si può separare. E il figlio chi lo tutela? Qui è totalmente ignorata la tutela dei bambini. E’ diventato un matrimonio à la carte, come al ristorante”.

La battaglia dunque è già persa? Non è detto. Occorre però che chi ha a cuore il valore della famiglia cominci ad impegnarsi a testa bassa. Anche nel mondo ecclesiastico. Siamo infatti tutti d’accordo sul fatto che deve finire una certa pericolosa collateralità tra prelati e potere politico. Nessuno vorrebbe più vedere un cardinal Bertone cenare con Berlusconi un giorno e promuovere a spron battuto un futuro governo Monti, qualche mese dopo. Però ciò non significa che non vi siano modi più cristallini e genuini di agire anche in politica, evitando di rinchiudersi nelle sacrestie e di trasformare la fede in una giustificazione per la propria insignificanza sociale e politica. Il cardinal Bagnasco, interrogato sul tema dal vaticanista Giuseppe Rusconi, ha lasciato capire che una via ci sarebbe: un altro Family day, o qualcosa di simile. Mobilitarsi per far sentire una voce a chi legifera; ma anche perché ogni mobilitazione porta con sé incontri, approfondimenti, crescita del grado di consapevolezza su ciò che sta veramente accadendo. Oltre al divorzio breve, si diceva, è opportuno battersi per fermare la deriva liberticida imposta dalla legge Scalfarotto (e contro cui, in pochi mesi, Giuristi per la Vita, Sentinelle in piedi e Manif Pour Tous-Italia hanno mobilitato migliaia e migliaia di persone, in un crescendo continuo che dimostra che anche in Italia è possibile qualcosa di simile a ciò che è accaduto in Francia). Importantissimo, infine, portare la discussione sull’eterologa in aula, affinché da qui la discussione si estenda al paese. Come ha scritto infatti Eugenia Roccella, in una dettagliata lettera tecnica ai parlamentari, vista l’imposizione della Corte Costituzionale, è opportuno quantomeno intervenire per limitare il più possibile i danni che l’accesso all’eterologa porta con sé. Almeno per impedire per legge l’osceno mercato dei gameti, attraverso l’introduzione dell’obbligo della gratuità; per scongiurare la possibilità di rapporti incestuosi involontari tra nati da eterologa, e per vietare l’anonimato del cosiddetto donatore e la cessione di gameti tra famigliari.”

Paolo Agnoli – Il Foglio, 5 giugno 2014

 

Giovanardi (Ncd): “Fi, un partito personale non sopravvive al suo leader”

intervista di  :

giovanardi01gAziende pubbliche: “Le nomine rosa di Renzi? Un giochino…”. Carlo Giovanardi senatore di Ncd non usa giri di parole commentando l’attesa i nomi che circolano sulla partita ai vertici delle aziende pubbliche. Ma nella conversazione con Intelligonews non si sottrae all’analisi di cosa sta accadendo tra Ncd e Fi tra campagna acquisti e parabola discendente. Con un avvertimento a Renzi sulla rottamazione non riuscita di D’Alema e Bersani…

Senatore Giovanardi, Ncd si sta mangiando Fi?

«Il Nuovo Centrodestra sta facendo il suo percorso inclusivo. Berlusconi ha deciso di chiudere il Pdl, un partito nato come tale con i suoi dirigenti, il suo tesseramento, per tornare al partito personale – Fi – con un capo che senza democrazia interna decide per tutti. Scelta legittima ma per chi come me ha sperato e creduto nella possibilità di lavorare per l’oggi e per il domani è stata una decisione inevitabile. La forza di Ncd, del congresso che abbiamo appena celebrato, è non stare arroccati sul presente, ma dare una prospettiva per il futuro. Berlusconi è un personaggio straordinario ma la domanda è: quando non c’è più lui che succede? ».

Non ha risposto. State facendo campagna acquisti o no?
«Non ce n’è bisogno. I motivi per i quali 60 tra senatori e deputati hanno fondato Ncd non è la campagna acquisti ma la coerenza della continuazione di una strada che era il Pdl, unilateralmente interrotta. Poi, che altri amici, nel prosieguo si rendano conto che qui c’è la possibilità, seppure la strada sia in salita, di costruire una formula diversa da quella in via di esaurimento, spiega anche la straordinaria partecipazione dei presidenti di circolo e dei delegati perché c’è l’idea di essere protagonisti di scelte che vengono discusse dal basso».

E’ convinto che Fi sia finita?
«Fi non è una formula di partito, è Silvio Berlusconi. Quindi come in tutte le vicende umane collegate a una persona, nel momento in cui non c’è più il fondatore del movimento non c’è più neanche il movimento. L’amichevole discussione tra me e Berlusconi fatta tante volte è stata quella di averlo invitato a costruire un partito che durasse 50 anni, al di là della persona fisica di Berlusconi. Lui è un uomo straordinario, ha tanti pregi, ma su questo punto ha sempre inteso il partito come emanazione personale da se stesso».

L’addio di Bonaiuti in avvicinamento a Ncd; l’arresto di Dell’Utri in Libano, Berlusconi ai servizi sociali: pur con le opportune distinzioni tra le tre vicende, non sono il segnale di una parabola che volge alla fine?
«La vicenda di Bonaiuti sta dentro la logica che spiegavo prima: il disagio di trovarsi in una realtà nella quale anche le scelte politiche diventano difficilmente comprensibili. Gli altri due casi stanno dentro la tragedia italiana che nel ’92 per opera di alcuni magistrati ha spazzato via una classe dirigente e nel 2014 nuovamente fa finire per via giudiziaria una grande e straordinaria vicenda politica. A me fa impressione se uno guarda alla storia: vent’anni di fascismo finiscono con Mussolini impiccato per i piedi e una classe dirigente linciata, la prima Repubblica termina con il massacro per via giudiziaria della politica, poi come ho ricostruito nel mio libro si scopre che il 95 per cento dei parlamentari allora inquisiti sono stati assolti con formula piena. Abbiamo visto come sono finiti Adreotti, Forlani, Craxi lasciato morire come un cane in esilio. Oggi la seconda Repubblica finisce col maggior contribuente italiano condannato per frode fiscale con una sentenza zoppicante, Dell’Utri arrestato per concorso esterno, ma cosa significa concorso esterno? Ha ucciso? No. Ha rapinato? No, era contiguo… Fa impressione che le vicende politiche italiane finiscano non perché ci sono le elezioni e la gente decide ma per via giudiziaria».

Individua lo stesso paradigma sulle sentenze dei giorni scorsi su legge 40, riconoscimento del matrimonio tra omosessuali a Grosseto?
«L’ho definito “l’aprile nero”: dalla sentenza della Consulta che ha cancellato una legge votata dal parlamento e confermata da un referendum popolare; a quella del giudice che ha riconosciuto valido un matrimonio tra due uomini senza che vi sia una legge; alla sentenza nei confronti della coppia che praticamente si è andata a comprare in India una donna che ha partorito un figlio. La magistratura scavalcando la Costituzione e le leggi del parlamento decide sulla base degli orientamenti ideologici del singolo magistrato. Una situazione unica al mondo: vorrei sapere quale altro paese democratico è subalterno alle iniziative invasive della magistrature».

Rivoluzione Renzi e rivoluzione ‘rosa’ anche ai vertici delle aziende pubbliche. Come commenta?
«Se la rivoluzione è quella delle quote rosa è un altro aspetto desolante della vicenda politica italiana, che fa il paio con quella delle capoliste Pd alle europee. Sembra che oggi il concetto base sia che va di moda e quindi si fa».

Il punto è che per i nomi al femminile che stanno circolando si prospettano cariche poco operative e più simboliche come le presidenze, mentre il vero potere decisionale sta nelle mani dell’amministratore delegato. Non le sembra un pò uno specchietto per le allodole?
«Se ci sono donne manager capaci sono le benvenute ma non in quanto donne bensì in quanto competenti e dunque meritevoli di ricoprire ruoli di vertice. E non mi scandalizzerei se fossero tutte donne: ma qui in spregio all’articolo 3 della Costituzione si fanno i giochini per fare apparire una falsa parità. C’è il tentativo di rabbonire l’opinione pubblica attraverso meccanismi che sono più di apparenza che di sostanza».

D’Alema-Bersani: è un #matteostaisereno?
«Quando eravamo alle elementari ci raccontavano la storiella del nonno malandato e del figlio che perde la pazienza a tavola e getta la scodella per terra mandandola in mille pezzi e umiliando il vecchio padre. Il nipote raccoglie i cocci, ma viene redarguito dal padre. Lui risponde: papà, raccolgo i cocci per quando sarai vecchio te».

Traduca.
«E’ l’idea di rottamare in maniera scortese gli altri. Nella Chiesa quando vescovo raggiunge i 75 anni di età diventa emerito, non gli si dà un calcio nel sedere… Trovo aberrante l’idea del devo fare carriera sul mucchio dei cadaveri degli altri. Poi, capisco bene che la Bindi che all’inizio faceva la rivoluzionaria e diceva via Forlani, via Adreotti quando poi arriva a sua volta a un certo momento della sua carriera non ci pensa neppure ad andarsene. C’è un’unica via di uscita: le elezioni dove la gente si sceglie liberamente se vuole un giovane arrembante o se preferiscono un De Gasperi settantenne al posto di un Mussolini che prese il potere a 39 anni».

Sì ma elezioni politiche non sono alle viste.
«La grande battaglia di Ncd sarà quella delle preferenze».

Sabato 15 marzo dalle ore 16, presso l’hotel Savoia Regency, via del Pilastro 2, Bologna si terra’ una tavola rotonda dal titolo “LA FAMIGLIA FRA IDENTITA’ CONTESTATA E DIFFICOLTA’ ECONOMICHE” con la presenza fra gli altri di associazioni familiari. Inoltre interverranno Sen. Gaetano Quagliariello e On. Eugenia Rocella.

DOMENICA 16 Marzo dalle ore 10 all’Hotel Savoia Regency ci sara’ il grande evento nazionale con la presenza del leader Ncd Angelino Alfano.
Programma: INVITO-1 

Caro/a amico/a,

 

viviamo in un momento tanto difficile e confuso della vita della nostra società, delle nostre città e della nostra Nazione, eppure crediamo che sia possibile e doveroso non arrendersi alle suggestioni dell’antipolitica qualunquista e nichilista, al conformismo “politicamente corretto” del relativismo etico e al populismo demagogico e padronale.

Pensiamo infatti, che nonostante tutto, sia ancora possibile testimoniare l’ideale concreto dell’Avvenimento che ha investito la nostra vita e viverlo in ogni ambito dell’umana avventura, dalla famiglia al luogo di lavoro fino all’impegno sociale e politico. Crediamo che tale testimonianza sia una possibilità di bene reale non solo per noi ma per tutti.

Abbiamo fatto una coraggiosa scelta politica: chiuso il PDL, non siamo entrati nella “nuova ma vecchia” FI ma abbiamo, assieme, costruito il Nuovo Centro Destra di Alfano e dato il nostro contributo alla costituzione di un partito che sia democratico, popolare e riformista. Da questa scelta può dipendere la presenza dei cattolici popolari in politica? Forse. E’ una scommessa che vogliamo accettare fino in fondo.

E’ come se il tappo fosse saltato. Non vogliamo più avere nulla a che fare con gli estremisti, con l’ambiguità relativistica nei confronti dei valori non negoziabili, con stili di vita che non condividiamo, con le veline e gli/le incompetenti in Parlamento, con i personaggi ambigui locali e nazionali che tutti conosciamo.

Per  questo noi riteniamo che gli elettori debbano scegliere con le preferenze, i loro candidati per evitare il Parlamento dei nominati. La riforma elettorale serve allora al Paese, ed è giusto per  farla, parlare con tutti ma non si fa in “due contro tutti”, tra Renzi e Berlusconi.

Bisogna sì fare la riforme ma senza accettare diktat e quindi migliorarle in Parlamento

Chissà poi  (come sospetta acutamente l’amico Banchi) se la “profonda sintonia” tra Renzi e Berlusconi sui tecnicismi della legge elettorale, non nasconda il tentativo di distruggere sul nascere proprio il “centro” moderno ed europeo? Quel “centro” riformatore, alternativo alla si nistra che, con grande fatica ma con grande entusiasmo cerca di prendere forma nel Nuovo CentroDestra che animerà il PPE in Italia.

Se è così allora la risposta deve essere politica, culturale e programmatica  partendo dal basso per aggregare tutte quelle realtà vitali della società civile che cercano un cambiamento radicale e la “buona politica” anche nella nostra Provincia.

Nel nostro paese e nella nostra Provincia la significativa ”amicizia politica” dei Popolari-Liberali  di Carlo Giovanardi che è confluita da subito, come cofondatrice del Nuovo CentroDestra, si sta organizzando per radicare il nuovo soggetto politico sul territorio.

Proprio in questi giorni è in atto la proposta rivolta agli amici che condividono i nostri stessi ideali e valori, di aderire, tramite la compilazione di una semplice scheda, ai Circoli del NCD. I circoli che rappresenteranno la rete capillare di luoghi di confronto aperto e di partecipazione democratica, potranno avere ognuno la presenza di 10 persone, le quali eleggeranno un Presidente che poi parteciperà all’Assemblea Costituente Nazionale di Marzo.

Per aderire a questa nuova avventura culturale e politica ci si può rivolgere, per le modalità tecniche, ad uno dei promotori e referenti dei nuovi circoli del NCD nella Provincia 

Via ‘padre’e’madre’ da moduli: Giovanardi, giù mani da bimbi

(ANSA) – VENEZIA, 7 FEB – “Giù le mani dai bambini”. Lo afferma il senatore Carlo Giovanardi in relazione al fatto che il Comune di Venezia sulla modulistica per le scuole toglierà le diciture ‘padre’ e ‘madre’ per sostituirle con ‘genitore’. “Le istituzioni competenti – dice Giovanardi – si attivino immediatamente per impedire la distribuzione negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia veneziana il materiale di propaganda gay e sulla fecondazione eterologa che la delegata del sindaco per le politiche contro le discriminazioni, Camilla Seibezzi si accinge a consegnare”. “Mi sembra evidente – conclude Giovanardi – che i piccoli non possono essere cavie di cervellotici esperimenti che segnalano soltanto la confusione mentale di chi li vuole imporre a creature innocenti”. (ANSA).

Giovanardi: “Il partito non muore con il leader. Alfano passi da primarie”

– Audio:  http://www.piacenza24.eu/Politica/54818-Giovanardi%3A+%27Il+partito+non+muore+con+il+leader.+Alfano+passi+da+primarie%27.html

sulle unioni civili: “fuga in avanti. Si a regole, no a matrimoni di serie b”

Pubblicato da Piacenza 24: lunedì 16 dicembre 2013 – 18:06

Giovanardi a PiacenzaGiovanardi a Piacenza
Piacenza –  “Basta con i modelli monocratici e carismatici di partito. Anche Angelino Alfano, alle prossime elezioni, dovrà essere legittimato dalle primarie”. Non fa sconti a nessuno Carlo Giovanardi, senatore del Nuovo Centrodestra arrivato a Piacenza nel pomeriggio per un incontro all’Euro Hotel di via Colombo con i sostenitori locali. Dopo il distacco da Forza Italia, con la frantumazione del Pdl, Giovanardi sembra non voler rischiare di tornare in un partito in cui comanda uno solo: “Vogliamo continuare nell’esperienza del Pdl che doveva svilupparsi come democratico, di ispirazione cristiana, costola italiana del Partito Popolare Europeo. Quando Berlusconi ha deciso di cancellarlo e sostituirlo con una nuova Forza Italia, con un solo capo e basta, nessuna forma di democrazia interna, di tesseramento, di elezione di dirigenti dal basso, io ho detto no, grazie”. E non è stato il solo, visto che hanno seguito questa esperienza tutti i ministri di area centrodestra e molti tra onorevoli e senatori: “Come in tutta Europa per costruire un partito che regga nel tempo, con un leader pro tempore ma che non nasca e non muoia con un uomo”.

E guardando nello schieramento opposto, Giovanardi sembra voler prendere esempio: “Il Partito Democratico ha eletto Matteo Renzi. La gente ha scelto lui e non Cuperlo o Civati. Senza radicamento il Pdl ha perso tutto il Nord: Vicenza, Treviso, Belluno, Padova, Lecco, Como, Sondrio, Milano, Monza. Non c’è città che non abbiamo perso. Con il solo capo a Roma non funziona”.
Così per il senatore del Nuovo Centrodestra, anche nel suo nuovo partito, quando si tornerà al voto, saranno necessarie le primarie: “Nel 2015 loro presenteranno Renzi e noi Alfano, che però dovrà essere accreditato da una procedura democratica. Auspico un partito democratico anche nel centrodestra”.
Poi Giovanardi, che ha presentato un Ddl sul tema, ha parlato anche di regolamento per le Unioni civili, che nella nostra città è dibattuto in accesi consigli comunali: “Sono fughe in avanti. Io ho presentato un disegno di legge: patti di convivenza e solidarietà, sulla falsariga di quello dei notai italiani. Cioè la possibilità, per due persone che convivono, di risolvere i problemi per successione e assistenza. Su questo noi ci stiamo. Il matrimonio invece è solo tra uomo e donna, non si discute. Rimuoviamo le discriminazioni ma non teorizziamo i matrimoni di serie B”.
Infine, sulle proteste in corso in questi giorni, sia da parte dei cosiddetti “forconi” o del Coordinamento 9 dicembre e degli studenti, il senatore è stato chiaro: “Essere bloccato al casello di Parma da dieci persone, sottolinea dieci è inaccettabile. Penso non ci sia limite al peggio. Con insulti e urla si aggrava la situazione, non si migliora. Non saprei neanche come definirli, perché ognuno è in piazza per gli affari suoi, magari in contrasto con gli altri. Non è dando spazio ai malumori che si risolvono i problemi complessi del paese”.

Gianmarco Aimi
© Radio Sound Piacenza –

da …. IL GIGLIO BIANCO

Giornale Settimanale del PTE

Anno II, n.27 – I Settimana di Dicembre 2013

Settimo Convegno Nazionale dei Popolari Liberali a Verona

DAL CANTIERE DEL NUOVO CENTRODESTRA AL PPE ITALIANO

A Verona, nei giorni 30 Novembre – 1 Dicembre, si è svolto il VII Convegno Nazionale dei Popolari Liberali guidati da Carlo Giovanardi. Come sempre, dal tempo dell’uscita dall’UDC, passando per la co-fondazione del PDL e finire alla costituenda esperienza del Nuovo Centrodestra, questo appuntamento annuale, per congiuntura o fiuto politico, è stata il laboratorio e l’avanguardia della progettualità alternativa al centrosinistra. L’agenda “calda” della politica italiana degli ultimi anni è passata dalla città scaligera.

I Popolari Liberali, proprio per la loro struttura insieme nazionale e regionalizzata sono, senza dubbio, un sensore privilegiato distribuito capillarmente sull’intera penisola. E’ per questo che la portata del Convegno, anche quest’anno, può avere due letture: una proiettata sui grandi temi e gli equilibri nazionali del centrodestra, l’altra (forse la più effervescente), incentrata sulle esperienze quotidiane (di governo e di opposizione) di tantissimi dirigenti ed amministratori di tutte le regioni.

A cominciare dalla foltissima pattuglia dei toscani, presenti in forze al Convegno annuale.

Sovrapporre con discernimento queste due letture è momento assai interessante per capire, fino in fondo, le prospettive del centrodestra, che non può fare i conti solo con i massimi sistemi romani.

Dalla base dei Popolari Liberali è emersa una posizione che potremmo definire di “responsabilità”, sebbene condizionata da non infondati dubbi. L’aspetto che riguarda il “disegno politico” è stato largamente condiviso: rimanere ben saldi entro l’ambito bi-polare (valorizzando le diversità entro un quadro unitario di alleanze); considerare anche questo passaggio, pur importante, una tappa intermedia verso la costruzione, anche in Italia, del PPE; legare questa fase “costituente” a precisi contenuti di valore (dimostrando giusta intransigenza nella difesa di quelli non negoziabili), ad un programma che apra una stagione di coraggiose riforme (ad es. fine del bicameralismo perfetto; dimezzamento dei parlamentari; riforma elettorale e reintroduzione delle preferenze;profondo riassetto della giustizia;più avanzate e liberali leggi sul lavoro e sui lavori;revisione della spesa pubblica secondo un’ottica di priorità politica e non meramente tecnica; visione riformatrice orientata a creare sempre nuovi spazi di sviluppo entro un’economia sociale di mercato. . .) .

Le motivate riserve, provenienti da tutti i territori, hanno riguardato il metodo di costruzione del partito. Per maggior precisione, visto che la magna pars di dirigenti ed eletti è di provenienza PDL, la preoccupazione più diffusa è stata quella di voltare totalmente pagina rispetto ai mezzi usati nella gestione (. . . qui gli aggettivi si sono sprecati) del partito di Berlusconi e dei “berluschini” sparsi sui vari territori regionali.

Da più parti c’è stato il richiamo alla “certezza del percorso” organizzativo che si andrà a costruire.

Dopo una fase fisiologicamente “liquida”, a cui ha fatto riferimento il Ministro Qugliariello nel suo intervento, convinzione diffusa è stata quella di far riferimento ad una precisa agenda: statuto definito in tempi brevi;ancoraggio del partito al territorio; rispetto della militanza politica, della professionalità e del merito; scelta democratica sia dei “quadri” che delle candidature; estrema attenzione ai fenomeni “trasformistici”. . .

I Popolari Liberali hanno “consegnato” un pieno mandato al Sen. Giovanardi (che ha detto chiaramente di non essere interessato ad incarichi di Governo, ma, insieme agli amici, ad avere un forte e ben riconoscibile ruolo nel partito) affinchè l’esperienza del movimento, fatta di centinaia di dirigenti ed eletti, sia patrimonio politico ed organizzativo del costituendo partito in tutte le regioni d’Italia fin dall’inizio. Da più parti, tale raccomandazione al rispetto della “pari dignità “ è stata formulata come condizione previa per l’ingresso nel Nuovo Centrodestra.

Il dibattito su temi nazionali ed europei è stato di grande interesse ed attualità. Da segnalare, in particolare, il dibattito sui “valori antropologici” che fondano la cultura di un partito che si ispira ai migliori principi umanistici e cristiani (con interventi, fra gli altri, dell’On. Roccella), la tavola rotonda sul back-ground ed i retroscena della politica nazionale in questo ultimo e travagliato periodo (che ha visto l’On. Cicchito sviluppare un’intrigante riscostruzione del ventennio berlusconiano e l’inelluttabilità della “separazione” ed il Sen. Roberto Formigoni affrontare i nodi ed i bivi che il Nuovo Centrodestra dovrà affrontare per essere la linfa vitale di una coalizione vincente), l’intervento a quattro mani del Presidente del gruppo alla Camera, On. Costa e di quello del Senato, Sacconi, esempio di come nel nuovo soggetto politico possano virtuosamente convivere la cultura liberale e quella socialista. Il primo ha sviluppato un interessante flash-back con cui ha evidenziato la crescente ed esponenziale carenza di spazi liberali e di libertà operativa nelPDL;il secondo ha con forza marcato la necessità, per la coalizione, di avere una marcata “vocazione maggioritaria”, in cui, sebbene dialetticamente, fare emergere valori non relativistici, frutto dell’incontro tra miglior tradizione laica e di ispirazione cristiana.

Il convegno è stato concluso, Domenica mattina, dagli interventi del Sen. Giovanardi e del Ministro Quagliariello.

Carlo Giovanardi, leader dei Popolari Liberali, ha ricostruito la storia del movimento in questi anni cruciali, sottolineando la coerenza e linearità nei comportamenti politici. Attraverso alcune citazioni, ricordate con ironia, a cominciare da quella con cui il Presidente Berlusconi lo definì “uno dei suoi delfini”, Carlo Giovanardi ha fatto notare come molte speranze originarie riposte nel PDL (ci cui i Popolari Liberali sono stati co-fondatori) si siano prima affievolite e poi siano finite del tutto. Nonostante ciò, le motivazioni di fondo, la carica ideale e progettuale è rimasta la stessa ed ora, in modo esigentissimo, le speranze sono riposte nel Nuovo Centrodestra, entro cui i Popolari Liberali chiedono di svolgere un ruolo da protagonisti, nel rispetto della loro tradizione e degli apporti personali.

Il Ministro Quagliariello, partendo dalla simpatica citazione dell’album delle figurine Panini, ha rivendicato la partecipazione a tutti e sette i convegni dei Popolari Liberali, quindi il titolo di “più presente”ad appuntamenti che hanno “accompagnato” la politica italiana in anni cruciali e continuano a farlo. Con un altro causticissimo aneddoto ha voluto rappresentare lo stato d’animo vissuto da molti dirigenti PDL negli ultimi mesi. “Talvolta – racconta il Ministro -uscito dai “tavoli del PDL”, partecipavo a dibattiti nelle Feste dell’Unità. La cosa sorprendente è che quando tornavo a casa mi sentivo “diverso”, quasi più rilassato. Così cominciai a dire a mia moglie: perchè non fissi una visita dallo psicologo…?“.

Partendo da questo “diverissement”, il Sen. Quagliariello ha disegnato la necessità e l’urgenza di fare del Nuovo Centrodestra il volano delle riforme, specialmente quelle dell’assetto istituzionale, a cominciare dal pro-memoria predisposto dal gruppo dei “saggi” impegnati in tale ambito.

“Sarebbe sufficiente – ha concluso il Ministro – attuare cinque di questi punti per giustificare l’incisività della nostra azione nel Governo”.

La Redazione de “IL GIGLIO BIANCO”

da IL SUSSIDIARIO.NET

CAOS PDL/ Giovanardi: basta litigare, non siamo i
nuovi Fini
m ercoledì 1 3 nov em bre 2 01 3
Il Pdl, prossim o al cam bio di nom e in Forza Italia, è a un passo dall’im plosione. Il consiglio nazionale è
stato anticipato a sabato 1 6 nov em bre, data in cui la resa dei conti tra le due fazioni del partito av rà il
suo atto finale. Cicchitto, ha parlato di “clim a di scontro”, sottolineando com e m anchino “le condizioni
per un dibattito sereno”, rim andato al m ittente le accuse di tradim ento e il paragone con Gianfranco
Fini. Sulla stessa linea si pone Carlo Giov anardi, cofondatore Pdl, che a ilsussidiario.net spiega la linea e i
num eri degli innov atori.
Giovanardi, com’è la situazione? Caotica, si direbbe.
Le questioni fondam entali sono due. La prim a riguarda l’assetto del partito, perché con la proposta della
rinascita di Forza Italia si delinea una form azione politica con un capo, Berlusconi, e basta. Un partito
dunque dov e non esistono iscritti, congressi, non v i è radicam ento sul territorio e alcuna selezione dal
basso della classe dirigente. Insom m a, un m odello di partito strutturato sulla v icenda um ana, personale
e politica di Silv io Berlusconi. Io non ho m ai discusso Berlusconi, però…
Però?
Sono stato cofondatore di un partito dem ocratico, popolare, com e il Pdl, di ispirazione cristiana e
appartenente al Partito Popolare Europeo. Un partito dem ocratico che non può non porsi il problem a di
com e questa perv icace v olontà di non organizzarsi ci abbia portato a perdere 7 m ilioni di v oti tra le
elezioni del 2 008 e e quelle del 2 01 3 .
E l’altra questione fondamentale?
Noi riteniam o im portante che il gov erno Letta duri fino al 2 01 5 per fare la riform a elettorale e altre
cose necessarie. Per quanto riguarda la prim a, sappiam o tutti che se si andasse a v otare ora con il
porcellum av rem m o due m esi di disastro econom ico e sociale per le fam iglie, per ritrov arci il giorno
dopo il v oto esattam ente al punto di prim a, con un Senato ingov ernabile.
Si è parlato di un vostro documento politico, sul quale Formigoni e Gelmini hanno dato
numeri diversi. quanti sarebbero i sottoscrittori?
Attualm ente ne abbiam o 3 3 0. Quindi i due terzi dei v oti necessari per trasform are il Pdl in Forza Italia
gli altri non li hanno.
Cosa vi divide dai falchi: solo il futuro del governo Letta? O invece avete divergenze sulla
leadership di partito?
Oltre alle div ergenze sulla gov ernabilità, sono in gioco due v isioni m olto div erse: noi v ogliam o un
partito dem ocratico, dall’altra parte si v uole un partito dov e Berlusconi decide per tutti. Certo, e non è
una cosa secondaria, c’è anche il problem a di chi candidare, perché Berlusconi non essere presentato. Di
là c’è Renzi, e da questa parte? Ciò detto, io sono sem pre per ev itare i litigi e gli scontri. Si prenda atto
che sono nate due realtà che dev ono conv iv ere all’interno del centrodestra, com e fanno già la Lega e
Fratelli d’Italia.
Chi è il vostro interlocutore tra i “falchi”?
E’ stato cancellato il Pdl, è stato azzerata la segreteria degli organi dirigenti, si è deciso di sfiduciare il
gov erno e si è anticipato il consiglio nazionale a sabato. Con chi e su cosa si dialoga, secondo lei?
Non c’è qualcuno che cerca di mediare tra le due fazioni?
Ma ripeto, su cosa si m edia? Io ho aderito al Pdl, sono cofondatore e faccio parte dell’ufficio di dirigenza:
se m i dicono di cam biare identità, e dunque partito, significa che dev o cam biare idee. Qui bisogna poi
aggiungere che una parte del gruppo dirigente della nuov a Forza Italia è su posizioni distantissim e dalle
m ie sulla fam iglia, la bioetica e i m atrim oni gay . E’ un problem a. Io prendo atto che v ogliono fare una
cosa div ersa. Cosa c’è da m ediare?
Mancando le condizioni per un dibattito sereno “diserteremo il consiglio nazionale”, ha
detto Cicchitto. Diserterete?
Il m io punto di v ista è m olto chiaro: è inutile stare ogni giorno a litigare, battibeccare e rinfacciarsi le
cose. Si prende atto di una realtà che c’è. Non è questione di un v oto in più o in m eno in consiglio.
Lei ha sentito Berlusconi personalmente?
No, non l’ho sentito.
Non rischiate di fare la fine di Gianfranco Fini? Berlusconi continua a ripeterlo.
Il paragone con Fini non c’entra assolutam ente nulla. Noi rim aniam o nel centrodestra e siam o
alternativ i alla sinistra. Il disegno politico di Fini è lontanissim o dal nostro. Il nostro problem a, m a
dov rebbe essere anche quello di Berlusconi, è che dal 3 8 percento dei v oti presi nel 2 008 siam o scesi al
2 1 di pochi m esi fa.
Lei come pensa di recuperarli?
Se v ogliam o v incere le elezioni ci v ogliono i v oti di Fratelli d’Italia, della Lega e quelli di Berlusconi, che
saranno tanti, perché è brav issim o a portarli. Ma c’è anche l’esigenza assoluta di un’alleanza con forze
politiche che rappresentano il m ondo cattolico, perché m olti v oti perduti stanno proprio da quella parte.
Io m i auguro che Forza Italia di v oti ne prenda tanti perché per v incere i v oti bisogna som m arli, non
certo continuare a ripetere “sei un traditore”.
Scusi, torniamo per un attimo alla differenza con Fini. Dove starebbe?
Fini ha abbandonato il centrodestra, si è m esso in una posizione m ediana di polem ica furibonda con
Berlusconi, che noi inv ece difendiam o a spada tratta in tutte le sue v icende giudiziarie. Noi v ogliam o
rim anere nel centrodestra.
C’è disagio anche tra i popolari, nel Pd, per la questione del Pse europeo con il botta-risposta
Epifani-Fioroni. E’ possibile che le vostre strade si incontrino?
No, è assolutam ente im possibile. Noi v ogliam o rim anere nel Partito Popolare Europeo, m entre non si sa
se la nuov a Forza Italia ci sarò o m eno. Noi v ogliam o rim anere nella nostra casa.
(Fabio Franchini)

Pdl: Giovanardi, posizioni inconciliabili, meglio dividersi

Berlusconi? Quando se ne va un Papa non chiude la Chiesa (ANSA) – ROMA, 11 NOV – “Si deve prendere atto di due sensibilità diverse e invece di litigare sarebbe molto meglio sancire la divisione”. Così il senatore Carlo Giovanardi, intervistato da IntelligoNews, quotidiano on line. “Forza Italia è un partito che avrà un capo e basta. Senza congresso né classe dirigente locale. Quanto alle Larghe Intese sono state una creatura di Berlusconi, è stato lui a ipotizzarle e a imporle”, ha proseguito. Quanto ai falchi, “la loro teoria che finito Berlusconi non ci sia più nulla al mondo, non è vera. Il mondo continua. Quando se ne va un Papa non è che chiude la Chiesa Cattolica”. Giovanardi, peraltro, non capisce l’accanimento: “Se uno mi dicesse che facendo cadere il governo potrei salvare Berlusconi, allora potrei anche ragionarci. Ma la questione è che non si salva. A cosa serve allora?”. (ANSA).

 

 

LA ‘COLOMBA’ GIOVANARDI AD AFFARI: SE SILVIO INSISTE CON LA CRISI SARA’ SCISSIONE

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“Insistere con la strada della crisi di governo può portare alla divisione del Popolo della Libertà”. Lo afferma ad Affaritaliani.it il senatore del Pdl Carlo Giovanardi. Che spiega: “Berlusconi ha ragione nel lamentare la posizione del Pd sulla sua decadenza, perché ha subito una mascalzonata, ma rischiamo di passare dalla parte del torto con queste accelerazioni che mettono in difficoltà anche Alfano. Tantissimi non vogliono entrare in Forza Italia, che è il partito di Bondi, Capezzone, Santanchè e Verdini. Personaggi lontanissimi dal Partito Popolare Europeo. Alfano, come tutti noi, è combattutto tra l’amicizia con Silvio e la lontananza da questa Forza Italia che, se nascesse, sarebbe fuori dal Ppe”.
Giovanardi aggiunge: “Ho visto delle dichiarazioni di Galan e Nitto Palma che non corrispondono a quanto è accaduto ieri nella riunione dei gruppi. Non vorrei che i falchi tornassero ad attaccare. Ho parlato per venti minuti con Berlusconi e gli ho detto che è vittima di una mascalzonata ma dovrebbe andare in Giunta magari attraverso Coppi e difendersi. Poi aspettare il 15 ottobre il voto dell’Aula”.

 

COMPAGNA E GIOVANARDI: POPOLARI LIBERALI RIMANGONO IN PDL

(DIRE) Roma, 26 set. – Il Consiglio Nazionale dei Popolari Liberali nel Pdl, presieduto dai senatori Luigi Compagna e Carlo Giovanardi, alla conclusione dei suoi lavori a Roma ha ribadito piena solidarieta’ a Silvio Berlusconi, bersaglio di una “mascalzonata” giuridica e politica tesa a farlo decadere da senatore; nel momento che questo dovesse accadere per responsabilita’ degli alleati di governo del Pd, e’ evidente che verrebbero meno le condizioni dell’alleanza. I Popolari liberali, si legge in una nota, movimento cofondatore del Popolo della Liberta’, rimangono nei gruppi parlamentari e nei gruppi comunali, provinciali e regionali del Pdl confermando la loro collocazione nel centro destra come forza alternativa alla sinistra. Il movimento, radicato su tutto il territorio nazionale, potenziera’ la sua presenza dal punto di vista organizzativo e politico in sintonia con tutti coloro che si riconoscono nel centrodestra, per rilanciare il Pdl, partito popolare, democratico, di ispirazione cristiana, costola italiana del Partito Popolare Europeo che assieme a Forza Italia, costruisca una vincente alternativa rispetto alla vecchia e nuova sinistra.

 

Renzi o Letta? Nessuno difende i principi non negoziabili

di Ruben Razzante su La Bussola del 04-09-2013

La cavalcata di Matteo Renzi verso l’incoronazione a segretario nazionale del Pd appare inarrestabile. La base sembra galvanizzata dal furore iconoclasta del sindaco di Firenze che lancia proclami a effetto: rottamare le correnti, restituire il partito alla base, ridare speranza ai giovani, pensare al lavoro e non al giaguaro.

Ma la “discesa in campo” del sindaco battagliero sta provocando uno “tsunami” nella geografia correntizia del Partito democratico, una forza politica nella quale le anime ex comunista ed ex popolare non si sono mai mescolate fino in fondo.

L’ultimo endorsement è quello di due ex popolari come Franceschini e Fioroni, che hanno dichiarato di voler appoggiare Renzi nella corsa alla segreteria. Per ora il loro referente storico Franco Marini tace, anche perché ha il dente avvelenato con il sindaco di Firenze, che di fatto gli bruciò la corsa al Quirinale alcuni mesi fa. I dalemiani puntano su Cuperlo, i bersaniani potrebbero convergere su quest’ultimo, mentre Bindi e Finocchiaro stanno alla finestra.

La lotta tra bande entra nel vivo ma la vera contrapposizione è tra Renzi e il premier Enrico Letta. Non è tanto una contrapposizione personalistica, bensì una faida tra poteri economico-finanziari che si contenderanno la supremazia nell’arcipelago degli interessi facenti capo da sempre alla sinistra.

Franceschini, che è ministro del governo Letta, per ammantare di spirito costruttivo il suo schierarsi opportunistico con Renzi ha sentenziato che entrambi sono fuoriclasse e che uno sarebbe il segretario ideale l’altro è il capo di governo migliore. Siamo sicuri che Renzi si accontenti di conquistare il partito senza poi usarlo come rampa di lancio per Palazzo Chigi e, un minuto dopo essere diventato segretario, non faccia di tutto per far cadere il governo Letta, ammesso che nel frattempo duri?

Letta punta a durare per poter diventare, fra qualche anno, il candidato premier di tutto lo schieramento di centro-sinistra. Renzi l’ha capito e non ci sta. Per ora lancia l’Opa sul partito, ma domani, da una posizione di forza, sferrerebbe l’attacco alla Presidenza del Consiglio.

Tra i due, chi potrebbe meglio rappresentare, nel centro-sinistra, le idee cattoliche e dimostrarsi maggiormente tetragono agli attacchi laicisti contro la famiglia naturale e gli altri principi non negoziabili? Finora Renzi, pur avendo una moglie assai attiva nell’ambito del movimentismo ecclesiale, non ha preso posizioni nette su questi punti. Alle primarie perse contro Bersani i suoi punti di vista sulle coppie di fatto sembravano sovrapporsi a quelli del suo rivale. Oggi, i suoi probabili compagni di viaggio lungo il sentiero di un’ipotetica investitura come candidato premier di tutto il centro-sinistra sono acerrimi nemici dei principi non negoziabili. Basti pensare a Niki Vendola, messo in un angolo nell’attuale scenario politico, e pronto a rilanciarsi in una futura alleanza con Renzi (c’è chi dice che Sel possa addirittura sciogliersi in un Pd guidato dal sindaco di Firenze). E poi ci sono alcuni spezzoni consistenti dei cosiddetti poteri forti, finanziari ed editoriali, che non fanno mistero di preferire Renzi a Letta. Basta sfogliare tutti i giorni il quotidiano “La Repubblica” per rendersi conto del tifo che il suo editore De Benedetti fa per il rampante non ancora quarantenne. E Renzi, nei giorni scorsi, si è mostrato assai lusingato da quest’appoggio, se è vero che ha lanciato strali al cianuro contro il quotidiano rivale, “Il Corriere della Sera”, per il modo imbarazzato in cui ha dato conto delle vicende giudiziarie riguardanti Salvatore Ligresti.

E invece il quotidiano di via Solferino e i suoi principali azionisti (Intesa Sanpaolo, Fiat, Mediobanca, Ubi Banca e la finanza cattolica) sembrano tutti allineati e coperti in difesa dell’attuale premier perché non vedono di buon occhio l’ascesa repentina di Renzi.

Forse da questi poteri c’è da aspettarsi una maggiore sensibilità verso i principi non negoziabili? Ne dubitiamo fortemente, ma almeno la speranza esiste, soprattutto perché la corrente di Letta è certamente la più dialogante, all’interno del Pd, con i centristi di Monti, Casini e del Pdl.

La verità è che il Pd rischia, paradossalmente, di morire di “berlusconismo”, cioè di cedere a quel modello plebiscitario pro-Renzi tanto biasimato e ritenuto la cifra antidemocratica del centro-destra. I rappresentanti di quel partito dovrebbero, però, anziché schierarsi a priori per Renzi o per Letta, chiedere garanzie precise sul rispetto della famiglia naturale, sulla tutela della vita fin dal suo concepimento e sulla difesa della libertà educativa. Hanno deciso di militare nel centro-sinistra, ignorando una evidente incompatibilità tra i programmi elettorali di quella parte politica e i contenuti della Dottrina sociale della Chiesa. Ora sono chiamati a dimostrare che è possibile testimoniare quei principi anche facendo politica nel Pd.

Nel dibattito odierno sui temi “sensibili” come il femminicidio e l’omofobia, che hanno guadagnato corsie preferenziali nelle aule parlamentari, i cattolici brillano per assenza e reticenza. Sembra quasi che abbiano abdicato a qualsiasi battaglia sui principi, mostrano uno “sconfittismo” amorfo e senz’anima, rinunciano perfino ad alzare la mano, quasi affetti dalla sindrome dello scolaretto che ha paura di dire la sua in classe per evitare di essere deriso dai suoi compagni. Eppure in alcune delle leggi in discussione nelle aule parlamentari è in gioco il futuro di valori importanti, di un modello educativo pluralista che i Padri Costituenti hanno tradotto nella nostra Carta fondamentale e che taluni vorrebbero cancellare con un “colpo di spugna”, in nome di un progressismo illuminista che ha lavorato per decenni nelle scuole, nelle università, nel mondo della cultura e delle arti per imporre una sorta di “pensiero unico”.

Nel timore di passare per integralisti e bigotti, molti cattolici in politica si stanno autocensurando, facendo il gioco di potenti lobby che minano a scardinare gli istituti fondamentali e gli architravi della società, quali il matrimonio naturale e la famiglia. Contro queste minacce i cattolici di tutti gli schieramenti, dopo l’eclissi dell’unità politica incarnata dalla Democrazia Cristiana, avrebbero dovuto fare fronte comune e, anche rimanendo nei rispettivi schieramenti, si sarebbero dovuti adoperare per fermare veri e propri attentati alla vita, alla famiglia, ai valori fondanti una società equilibrata e pluralista. E invece, in nome di un paralizzante concetto di laicità, vissuto come insuperabile incomunicabilità tra il religioso e il temporale, hanno rinunciato a proporre, nella società e nelle istituzioni, la loro visione del mondo, a confrontarla con convinzione con le altre e a testimoniarla con comportamenti conseguenti.

Oggi, mentre nel centro-destra sembra aprirsi timidamente la prospettiva post-berlusconiana, è importante che i cattolici di centro-sinistra, prima di dirsi renziani o lettiani, si dicano… cattolici.

La lunga guerra politica-magistratura è finita con la vittoria di quest’ultima. Eliminata l’immunità parlamentare che i padri costituenti avevano scientemente adottato quale unico sicuro rimedio alla possibile supremazia dell’ordine giudiziario e di cui avevano follemente abusato alcuni esponenti della prima repubblica, ridotto il CSM ad organo corporativo di rappresentanza politico sindacale dei magistrati, senza la separazione delle carriere e ridotta l’obbligatorietà dell’azione penale a concreta e autentica arbitrarietà nelle mani dei PM, si è rotto l’equilibrio della tripartizione dei poteri indicata da Montesquieu. Nonostante un referendum, che a larghissima maggioranza aveva stabilito il principio della responsabilità dei giudici, l’allora ministro Vassalli propose l’assurda legge attuale per cui, in caso di responsabilità del giudice, chi paga è lo Stato, ossia sempre Pantalone. Di qui la realtà di un ordine autoreferenziale, sostanzialmente irresponsabile e dotato del potere massimo dell’antico sovrano assoluto: quello delle manette, ossia della possibilità di privare il cittadino della libertà personale. L’utilizzo non sempre finalizzato a scopo di autentica giustizia di un sistema di controllo delle comunicazioni private, largamente abusato e dai costi enormi per la comunità, crea le condizioni per le quali  è facile cadere nello stato di polizia. Una riforma dell’ordine giudiziario si impone e bene ha fatto Pannella a riproporre l’ennesimo referendum stavolta da sostenere. Per il resto prendiamo atto di una situazione politica nuova e carica di incognite. Speriamo prevalga il buon senso. Con una disoccupazione giovanile al 40%, la disgregazione delle principali forze politiche, con un PD che ha perso il soggetto-oggetto del suo odio che lo teneva unito, e un Pdl oramai ridotto a Forza Italia, e con un Grillo sempre pimpante…….se cade il governo l’autunno sarà veramente caldissimo. E’ essenziale recuperare innanzi tutto l’unità dei democratici cristiani e il tempo che abbiamo davanti è terribilmente breve. Ancora una volta vale l’insegnamento gramsciano: pessimismo della ragione e ottimismo della volontà, mentre cristianamente speriamo nell’aiuto del Signore che ci accompagni nel nostro sforzo da compiersi con assoluta onestà di intenti senza ambizioni personali e grande volontà di concorrere al cambiamento a vantaggio esclusivo  del bene comune.

25 luglio 2013 h.16,00

Sala

CAPRANICHETTA

Roma, Piazza Montecitorio, 131

I VALORI NON NEGOZIABILI NELL’ATTUALE

ORIZZONTE DEI CATTOLICI ITALIANI IMPEGNATI

IN POLITICA.

Moderatore

Rosaria Elefante

Presidente Associazione nazionale

Biogiuristi italiani

Relatori:

Francesco D’Agostino

Presidente centrale dell’Unione giuristi

italiani

Francesco Agnoli

Docente e Saggista

Dorina BIANCHI, Francesco BRUNI, Raffaele CALABRO’, Giuseppina CASTIELLO,

Gianfranco Giovanni CHIARELLI, Luciano CIOCCHETTI, Luigi COMPAGNA, Luigi

D’AMBROSIO LETTIERI, Antonio DISTASO, Alessandro FORLANI, Roberto

FORMIGONI, Giuseppe GALATI, Maurizio GASPARRI, Carlo GIOVANARDI,

Roberto MARTI, Pippo PAGANO, Rocco PALESE, Antonio PALMIERI, Renata

POLVERINI. Eugenia ROCCELLA, Francesco Saverio ROMANO, Gianfranco

ROTONDI, Giuseppe RUVOLO, Maurizio SACCONI, Francesco Paolo SISTO, Luca

SQUERI, Lucio Rosario Filippo TARQUINIO.

un documento di interesse, ricevo e pubblico:

CARTA DI VALLOMBROSA

Dal Forum svoltosi presso l’abbazia di Vallombrosa ( FI ) il 9 Giugno 2013 e dalla successiva fase di comune rielaborazione, che ha coinvolto movimenti, associazioni, gruppi, esponenti delle istituzioni e singoli, scaturisce la versione definitiva della presente “CARTA”. Il Movimento dei Popolari Toscani Europei

( PTE ), che l’ha approvata ufficialmente nella sua ultima Direzione a Sansepolcro, da oggi la rende pubblica.

Premessa: senza una forte cultura non esiste il progetto politico

Senza una forte cultura di riferimento non esiste alcun progetto politico degno di questo nome.

E’ per questo che siamo determinanti ad inscrivere ogni azione politica nel contesto della promozione dei valori della persona e delle comunità, in riferimento alla tradizione di quell’umanesimo integrale, da coniugare e far interagire con l’antropologia cristianamente ispirata, che ha fatto grande la storia della nostra regione e dell’ Italia tutta, anche attraverso l’apertura ad un’autentica vocazione europeista e, in linea con la mirabile lezione della Pacem in terris, perseguendo l’operosa e paziente costruzione di un sempre più giusto, libero e pacifico ordine mondiale.

E’ proprio per questo motivo che ci siamo riuniti in una delle più importanti culle storiche della cultura italiana e toscana: l’Abbazia di Vallombrosa.

Nostro obiettivo è anche quello di alimentare in senso concreto la cultura del rispetto della vita umana (in tutte le sue età e forme),delle libertà,delle autonomie e della sussidiarietà, per affermare il primato della persona, della famiglia fondata sui valori espressi dalla nostra Costituzione, dei corpi socio- economici intermedi,del libero associazionismo, anche scolastico ed educativo,contro le invadenze del dirigismo ed i danni dell’inefficienza, della burocrazia statalistica e localistica, del potere ideologico. E ciò in considerazione del fatto che la persona umana è fonte del diritto e anima di tutte le forme organiche di società.

Contro regressioni arcaiche in economia, accompagnate da devastanti ipotesi di decrescita, siamo per un chiaro disegno di sviluppo e progresso, senza alcuna paura per l’innovazione, le ricerche scientifiche e tecnologiche applicate alla produzione. Il tutto entro un quadro che non smarrisca mai la centralità dell’uomo e consideri scienza ed economia dei mezzi e non dei fini, come più volte ribadito dal magistero sociale della Chiesa.

Il nostro impegno è volto inoltre a favorire soluzioni etico -sociali ai conflitti sempre più numerosi e profondi che dilaniano i nostri tempi, con lo scopo di promuovere la solidarietà tra le classi, di trovare da un lato nella funzione sociale del capitale l’elemento etico dell’economia e, dall’altro lato,nella valorizzazione della piccola proprietà e nella partecipazione dei lavoratori alla vita dell’azienda, il mezzo di maggiore stabilità e pace sociale, anche inter-generazionale.

Una grande prospettiva politica:

costruire insieme la “famiglia dei popolari” sul modello europeo

 

Per incarnare concretamente nella polis contemporanea tale prospettiva ideale, mettere a pieno frutto il meglio dell’eredità democratico-cristiana e laico-riformatrice di stampo umanistico , rendere realmente praticabile l’alternativa politica al modello antropologico, culturale e politico che ha per cardine la sinistra e, come dimostrano i recenti risultati elettorali, per sconfiggere sempre più forti tentazioni astensioniste e di mera protesta anti-sistema, serve in Italia, in particolare nella nostra regione, la ricomposizione di un ampio fronte, dalle radici antiche e dal coraggioso sguardo verso il futuro, fondato sull’apporto della cultura d’ispirazione cristiana e di tutte quelle forze laiche d’impronta personalistica, che guardino come prospettiva reale alla costituzione ,anche nella nostra nazione ed in Toscana, di un modello legato al Partito Popolare Europeo.

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